Adriano ha scritto: ... intervenire su parole gratuitamente offensive.
Caro Adriano, solo oggi riesco a leggere e rispondere per un intoppo del computer che ha passato il week-end in … clinica.
Sono molto dispiaciuto che il mio parere, sollecitato da Silvana, sia stato da te interpretato come offesa alla tua competenza.
La tua reazione era, ed è, talmente lontano dalle mie intenzioni da stupirmi.
Provo a tentare di farti dimenticare il malinteso che, involontariamente, posso aver creato.
Di fronte a “scoperte” come questa - non certamente tua, né da te ‘lanciata’ o pubblicizzata e che suscitano curiosità ad applicarle - la mia formazione “scientifica” mi pone subito in atteggiamento guardingo che mi mette alla ricerca della spiegazione e il bisogno di ‘capire’.
Allora sono partito dal glutatione. Spogliato dall’elegia pubblicitaria di chi lo vende - non tua - si rivela essere un tronco di proteina nato dalla idrolisi delle complesse molecole che formeranno il glutine, ridotte in spezzoni più piccoli.
Il glutine nasce dalla combinazione fisico-chimica di due strutture proteiche (le gliadine e le glutenine con peso molecolare fra 30.000-80.000 le prime, 40.000-100.000 le seconde), l’acqua e l’energia dell’impasto. Ha il suo elevato contenuto proteico (80÷85%) ed il resto è costituito da lipidi (6-10%), amido (3%), e piccole quantità di altri glucidi.
Le due proteine che daranno la struttura trimensionale al glutine sono costituite, fra i 20, dagli amminoacidi glicina (glicocolla o ac. amminoacetico), cisteina, glutammina (precursore dell’ac. glutammico) e prolina, mentre lisina, triptofano e metionina sono nettamente scarsi.
I primi tre originano il glutatione che, costituito da glicina+cisteina+ac. glutammico, per aver idea, ha un peso molecolare di circa appena 350, in pratica da un 80esimo a un 250esimo del peso del glutine.
La cisteina è amminoacido solforato, cioè contiene il gruppo ‘solfo-idrogeno’ –SH.
Due di questi, in ambiente ossidante e perdendo acqua, si legano con ponte a di-solfuro ( -HS + -SH + O --> -S-S- + H2O).
Il legame fra due "cisteina", presenti in punti diversi delle catene delle proteine dello sfarinato (gliadine e glutenine) consente, grazie all'energia che viene impressa durante l’impastamento, di legare fra loro più catene creando strutture complesse che plasmano in modo definitivo le strutture dalle quali dipende l’effetto tecnico (spalmabilità, estensibilità, elasticità e alveolatura) del glutine.
Se l’ossigeno viene sequestrato, si riduce la formazione dei ponti a di-solfuro, di conseguenza il glutine ha minor capacità di creare le strutture del glutine che vengono “gonfiate” dall’anidride carbonica prodotta nella fermentazione con formazione dell’alveolatura successivamente fissata dalla denaturazione dovuta alla temperatura di cottura.
L’impiego del glutatione, preparato a parte e addizionato alle farine (è in corso l’autorizzazione all’uso della cisteina come agente di trattamento della farina per i biscotti in ragione, mi pare, di 1 g/kg), non fa che potenziare gli effetti del glutine.
Ciò che penso è che lo scopo principale (ovviamente non dichiarato o ben nascosto fra le righe dei messaggi pubblicitari) è quello di aumentare la “forza” delle farine senza spendere troppo nelle farine di forza; così come succede con l’aggiunta di ac. ascorbico alle farine cui si addiziona con lo scopo dichiarato di evitare le ossidazioni e tener bianche le farine. Guarda un po', per caso aumenta anche il W dell’alveogramma di Chopin ! Va bèh ! Pazienza !
E’ noto anche (ma qui non c’entra niente) l’effetto del glutatione che viene utilizzato come mucolitico, dato che il suo gruppo sulfidrilico (-SH) è in grado di rompere i legami di-solfuro delle glicoproteine nel muco, del quale favorisce la fluidità.
L’uso, poi, dei lieviti inattivati è una pratica che ha almeno 80anni in campo enologico e, da non molto, nella mangimistica per ‘migliorare’ la digestione e l’assimilazione dei mangimi forniti a bovini da carne e da latte, maiali, polli, ecc. Si tratta delle cellule del lievito di birra che vengono sottoposte ad un shock termico indotto dall’uso della temperatura. I lieviti così shockati, o uccisi per esplosione o disidratazione delle cellule, perdono la capacità fermentativa ma diventano un ideale materiale probiotico per altri (lieviti o batteri che siano) i quali trovano in ciò che era il contenuto cellulare dei lieviti un perfetto nutriente capace di stimolare l'attività sia vegetativa che riproduttiva di chi lo trova "a pappa fatta". In pratica, così inattivati, sono ridotti al ruolo di “stimolatori biologici", nel caso della lievitazione delle farine impastate, sarà una specie di sferzata ai microrganismi del lievito madre notoriamente un po’ lenti (in genere sono batteri eterolattici). Ma più che “stimolatori” - che suona male - è meglio presentarli elegantemente come “coadiuvanti” che suona meglio, non ti pare ?
Quello che mi lascia perplesso, perché enfatizzato secondo me oltre misura secondo i canoni della decantata meraviglia del momento di qualunque cosa che “combatte i radicali liberi”, è l’effetto ‘pratico’ sull’ossidazione dei grassi in primo luogo perché nelle farine sono pochissimi, in secondo luogo perché agisce di preferenza solo su acidi grassi polinsaturi (linolenico, linoleico) - che sono una ridotta frazione del grasso - i quali sono trasformati in idroperossidi cui si deve l’innesco dell'ossidazione su altre molecole, tipo il carotene. Il risultato è sicuramente insignificante nell’impasto delle farine.
Capisco d'essere inteso come quello che smitizza ma, non contestando i risultati che tu ottieni e di cui mi compiaccio, non trovo altro che spiegazioni cui si arriva mettendo insieme un po’ di notizie e ragionando un po’.
Il mio intervendo (questo e il precedente) aveva, e ha, lo scopo di trovare giustificazioni alle curiosità suscitate. Quello che non accetto - ritenevo che Silvana, che mi conosce, l'abbia capito dal primo intervento - è che certe “scoperte” (che hanno sicuramente un fondo di verità) vengono enfatizzate da chi le cavalca - ma non è certo il caso tuo per cui non ce l’avevo con te - allo scopo di trasformarle in soldi.
La mia è una cultura che, nella mia vita ormai lunga, in ogni campo ho improntato alla laicità intesa nel senso di ispirarla a una concezione autonoma di fronte a qualunque cosa venisse proposta come “verità” da chi crede di custodirla.
Devo capire, poi spiegarmelo e, infine, decidere e talvolta giudicare.
Tutto qui e, laicamente, in grande cordialità.
... e scusa
'o professore che, come dice Silvana, vien fuori appena si gratta.