Dida ha scritto: .... da me ci sono ancora le lucciole, i maggiolini e le coccinelle, queste ultime di vari colori ma prevalentemente rosse e gialle.
Oggi, che è il 69 compleanno, voglio farvi una breve "lezione" sulle coccinelle.
Sedete ai vostri banchi, prendete appunti se volete, e state buone:
Fra gli insetti, nella famiglia dei Coccinellidi (ordine Coleotteri) compaiono, mi pare, circa 350 generi sistemati in 7-8 sottofamiglie. Fra tutti si contano più di oltre 5.000 specie molte delle quali, non sapendo come chiamarle, (almeno quelle che li hanno - e sono nella sottofamiglia dei Coccinellini) sono distinte dal numero dei “punti” che hanno sulle elitre.
La più comune in Italia è la
Coccinella septempuncata, quella che da noi si chiama “mariola” e che in altre parti vengono denominate "gallinelle del Signore" o "gallinelle della Madonna".
Un po’ meno comune è la
Adalia bipuncata, un po’ più piccola della precedente.
Se le toccate con un dito, ripiegano elitre, zampe e antenne mentre dai fianchi e dalle articolazioni delle zampe emettono un umore giallo, di odore sgradevole e repellente, che rappresenta la loro arma di difesa.
Non l’ho mai assaggiato ma anche il sapore dev'essere sgradito tanto che gli uccelli si guardano bene dal “beccare” le coccinelle mentre la livrea colorata sembra essere invece un chiaro invito.
I piccoli predatori, a loro spese, hanno imparato che molte coccinelle sono tossiche. Lo sanno bene le lucertole, per esempio, le quali, di mangiare una coccinella, non ci pensano proprio.
Pronte a tutto se proprio si trovano in condizioni ambientali sfavorevoli, pur di campare diventano fitofagi, micetofagi, glicifagi, carpofagi, spermatofagi, nutrendosi di tessuti vegetali, miceli fungini, liquidi zuccherini, frutti, polline ma il loro regime alimentare è tutt’altro.
Infatti, a dispetto dell'aspetto che induce simpatia, il più delle coccinelle sono predatori feroci che arrivano, non raramente, al cannibalismo fra generi e, addirittura, fra specie aggredendo con brutalità anche le loro larve.
Considerando che la
septempuncata, normalmente, ogni giorno si “pappa” dai 60 ai 100 afidi, quei “pulcioni” neri o verdi, che sulle rose o su altre piante formano delle colonie che deprimono le piante per sottrazione di linfa elaborata. In genere chi li sfrutta sono delle formiche-pastori che, quando sono belli grassi, li ricoverano nei loro formicai “d’inverno”, li appendono al soffitto e, dalle due piccole appendici che hanno sul loro addome, li “mungono” raccogliendo una secrezione dolce e zuccherina che rappresenta il loro break-fast quotidiano invernale.
Il loro carattere predatorio è stato scoperto, e sfruttato, sugli agrumeti della California (poi anche in Italia meridionale) dove un altro insettino, l'
Icerya purchasi, stava facendo danni enormi che li avrebbero distrutti in breve.
Nel 1888 si scopri per caso la presenza del
Rodolia cardinalis che, iper-parassita, in un paio d’anni ridusse alla ragione l’
Icerya.
In Italia, dagli anni ’60, è stato il mio amico-collega Giorgio Celli che ha impiantato un paio di bio-laboratori e, soprattutto, diverse bio-fabbriche in cui si allevavano la
Coccinella septempuncata e la
Adalia bipuncata che poi venivano vendute agli agricoltori soprattutto a difesa dagli afidi sulle colture di serra (fragole, ecc.)
Sui campi di foraggio, frequente è la
Subcoccinella vigintiquatuorpunctata che prevalentemente ha abitudini fitofaghe per cui può risultare dannosa verso sia le leguminose foraggere quali il trifoglio o l’erba medica ma non disdegnano anche le fave, i piselli, i fagioli, ecc.
Quella gialla, invece, è la
Thea vigintiduopunctata, una specie utile perché si nutre dei miceli di alcuni funghi fitopatogeni fra i quali pare gradisca soprattutto l’oidio - specialmente quello “della rosa” (
Sphaerotheca pannosa) - nelle diverse fitopatologie generalmente chiamate “mal bianco”.
Comunque, vogliate loro bene!