Cucinosamente
come fosse (anche) -cucino a mente- perché conosco chi non ha mai (quasi mai) consultato una ricetta scritta per preparare una pietanza. Il ricordo, la consuetudine, la tradizione dettano i gesti per combinare gli ingredienti a modo e nella giusta successione. Un po’ come se il risultato fosse la scultura, già presente nel blocco marmoreo e solo rivelata dall’artigiano, come diceva Michelangelo.
E io come posso proporre una ricetta che, casomai, si trova in altre decine di siti Web -a meno di piccole variazioni- spesso copiata, variata, storpiata?
Con il permesso delle moderatrici, provo a riferire ricette “mie”, sperimentate e banali, ma accompagnate da riflessioni di una mente cucinosa e, spero, non stracotta!
Per esempio.
Quando si parla di pesce (possibilmente fresco, non allevato con mangimi antibiotici etc.) si pensa spesso a una spesa consistente presso il pescivendolo di fiducia. Escludendo, ovviamente, il pesce azzurro a basso costo che è oggetto di scambio di idee nel Forum.
La ricetta che propongo è semplice, gustosa e relativamente economica. Si può prepararla col Nasello (che è un merluzzo, al costo di circa 20 € al chilogrammo, quindi 10 € per un piatto di pesce in due…) oppure con il Grongo (che una specie di anguilla, al costo di 20 € al kg se si seleziona la ventresca che è la parte centrale del pesce, quasi priva di spine) o con pesci analoghi per consistenza e prezzo.
Immagino esistano regole nella descrizione della ricetta ma, una cucinosamente, spero possa qualche volta derogare…
Una volta acquistati Nasello (poi eviscerato e lavato) o trance di Grongo sufficienti per il numero dei commensali, si prepara una larga padella antiaderente con abbondante olio extravergine di oliva (possibilmente quello ligure, leggero e non invadente di sapore), uno spicchio di aglio intero, rondelle sottili di cipollotto (anche la cipolla tagliata in fini sfoglie potrebbe andar bene), pomodori tagliuzzati minuscoli a coltello, un ciuffo di prezzemolo tagliuzzato grossolanamente con le forbici o con le dita e un pizzico di origano.
Si scalda appena sul fornello, assolutamente senza soffriggere gli ingredienti, e si posano i pesci o le trance.
Dopo una cottura di pochi minuti su un lato, si voltano per cuocerli appena un po’ più a lungo sull’altro.
Poiché la ricetta prevede anche altre varietà ittiche della stessa consistenza soda e possibilmente con poche spine, può essere necessaria, a seconda dei casi, l’aggiunta di una piccola quantità di acqua calda (il brodo di pesce ricavato da teste o altro complicherebbe la ricetta, ma non è proibito) oppure di un pizzico di sale.
A cottura ultimata secondo esperienza, si distribuisce nei piatti con l’abbondante intingolo dall’aspetto inconfondibile per le isolette tonde di olio in cui “pucciare” il pane.
Mia madre, per origine salentina chiama questa preparazione “Pesce in brodetto”.
Credo che chi abiti vicino alla infinita costa del nostro Paese, dovrebbe riproporsi come un dovere la ricerca di luoghi dove avviene la vendita diretta del pescato.
A Genova, per esempio, tra la Darsena e il Museo del mare “Galata” attraccano i pescherecci di pescatori che hanno diverse origini (ci sono siciliani ma anche tunisini, marocchini…) e il pesce che sbarcano è ancora vivo! A Boccadasse (l’incredibile borgo marinaro cittadino) i pescatori “dilettanti” vendono a frequentatori assidui il loro pescato. A Nervi c’è la Cooperativa pescatori che ha spesso (oltre alle altre specie) triglie veramente di scoglio, meravigliose, rosse, baffute e grandi…
Alla prossima ricetta!

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Ultima modifica di pinosan il 9 set 2011, 16:07, modificato 1 volta in totale.