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da Alberto Baccani »
da giornalista.cuoco »
anavlis ha scritto:giornalista.cuoco ha scritto: dev'essere la classica rosticceria siciliana insomma, a parte l'uso di burro al posto dello strutto
quelli che hanno buona memoria continuano ad usare lo strutto
anavlis ha scritto:giornalista.cuoco ha scritto: Questa ha anche un po' meno lievito, ma sempre troppo
Al momento non ho riletto, ma credo che sia stato diminuito parecchio in corso d'opera.
anavlis ha scritto:giornalista.cuoco ha scritto: qualcuno mi potrebbe addottorare sull'uso dello zucchero in quantità così elevate negli impasti salati?
Dalla ricetta originaria, c'è un abbattimento della quantità di zucchero, quindi è meno elevato. Nella cucina siciliana (palermitana in particolare) è spesso presente l'agrodolce, il contrasto tra dolce e salato, che ci porta storicamente molto indietro nel tempo. Sono tanti i piatti e le ricette che ci sono arrivate con queste caratteristiche. Il "pezzo di rosticceria" è l'incontro tra una briosce con un cuore salato. Mi viene in mente il trionfale TIMBALLO DI MACCHERONI, di gattopardiana memoria, che tra i tanti ingredienti prevede anche la crema pasticcera, oltre alla crosta di pasta frolla.
Mettere lo zucchero nella salsa di pomodoro è una pessima abitudine moderna che non ha nulla da vedere con la cucina tradizionale siciliana. Certo, probabilmente corregge l'agro di un pessimo pomodoro, fuori stagione...basta utilizzare il pomodoro buono (personalmente uso il corleonese)nel periodo giusto e sarà dolcissimo senza aggiunta di zucchero.
Mi piace parlare della mia terra e della sua antica storia culinaria
da cinzia cipri' »
da anavlis »
giornalista.cuoco ha scritto:... In generale tutto quello che è passato dalla Sicilia a Napoli si è raffinato, ha perso il sapore forte che aveva un tempo (pare che sia destino di tutto quello che si sposta da sud verso nord: man mano che si sale i gusti sono sempre meno marcati, e quando sono marcati sono, ehm, grossolani...
da giornalista.cuoco »
cinzia cipri' ha scritto:mi permetto di correggerti sul babà giornalista.cuoco.
Il baba' nasce dal kugelhopf grazie a Stanislao: ci sono due teorie a questo proposito. Quella proposta da Luciano Pignataro prevede che Stanislao versò inizialmente il Madeira sul kigelhopf che di fatto diventava un marmo dopo poche ore. Un'altra è più leggenda: Stanislao stufo di quel dolce (che non apparteneva alla sua storia, ma che doveva sorbirsi perché era quello del ducato che gli avevano assegnato), scagliò il dolce contro il muro e questo cadde in un bicchiere di rhum.
In verità, la versione reale è quella di Pignataro: infatti, un pasticcere di Parigi pensò all'uso del rhum al posto del madeira e questo divenne un dolce apprezzatissimo in tutta Europa.
Solo recentemente il babà diventa quello che conosciamo anche noi oggi: si iniziò ad utilizzare una farina forte e si eliminarono le uvette.
Il nome del babà gli venne dato proprio da Stanislao in onore di Ali Babà e Le mille e una notte, opera che lui amava molto e il babà aveva la forma della cupola di Santa Sofia.
Nel 1836, il babà, nella sua forma definitiva, già viene considerato "dolce di napoli", ma perché i napoletani hanno saputo farlo proprio e dargli una loro impronta.
da giornalista.cuoco »
anavlis ha scritto:porti teorie e informazioni storiche nuove, direi UNICHE.
da giornalista.cuoco »
da niky »
: 
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da giornalista.cuoco »
niky ha scritto::
se metti la ricetta, mi fai felice
ecco qua cinzia la ricetta , mio parere squisito!!!
da cinzia cipri' »
da niky »
da cinzia cipri' »
giornalista.cuoco ha scritto:50 grammi di lievito di birra per mezzo chilo di farina?!?
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Nelle prime forme di vita urbana dell’Homo sapiens, così come nei laboratori degli scienziati del XXI secolo, passando per le vivaci città rinascimentali, le nuove idee nascono sempre attraverso lo scambio di informazioni e il confronto fra individui.
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Steven Johnson - uno scambio di buone idee
