http://tesi.cab.unipd.it/21936/1/TESIGECCHELE.pdf
A pagina 62 c'è il pezzo rilevante:
Da tali dati, passando dalle varietà di frumento del dopoguerra a quelle moderne, si è
osservato sotto il profilo qualitativo una diminuzione progressiva del contenuto proteico
(da valori di 11,1-12 % ss a 9,3 % ss) e del glutine (da 8,6 % ss a 5 % ss) fino alla fine
degli anni ’90. Dal duemila in poi, riconoscimenti di mercato incentrati sempre di più sulla
qualità del grano e sulle sue caratteristiche legate alla panificazione hanno spinto la ditte
sementiere a produrre varietà che presentassero valori di proteina e glutine molto prossimi
e, a volte maggiori, rispetto a quelli delle varietà degli anni ’50 (rispettivamente 12,5 % ss
e 8 % ss), con in più valori di panificazione molto migliori (W = 250 rispetto a 103 o
addirittura inferiori).
Negli anni precedenti al presente decennio si era chiaramente puntato sulla produzione, la
quale è costantemente aumentata dagli anni ’50 (4,53 t/ha) fino ai giorni nostri (9,72 t/ha,
con punte anche superiori alle 10 t/ha), a discapito, però, della qualità.
Per quanto riguarda i caratteri legati alla panificazione, anche i valori di W sono
costantemente aumentati (a parte alcune varietà che già negli anni ’50, con appropriata
tecnica agronomica, potevano originare valori di W pari anche a 130-140).
Riguardo al P/L non si sono notate, invece, sostanziali differenze.
In pratica in italia negli anni dal 1950 fino al 2000 si sono coltivate porcherie.


