riporto questo discorso fatto nel lunghissimo e molto interessante post sulle ricette di famiglia, lo scrissi parecchi anni fa:
parlo di fegatini e durelli di pollo poichè per lo più questi sono facili da reperire.
In casa mia non si usa mettere brodo o pomodoro o cipolla, ma stranamente capperi e peperoncini verdi sott'aceto, gli aromi sono salvia e aglio, succo di limone alla fine
"bene... scusate se non riferisco i pesi esatti ma, come una azdora e non una vera cuoca, faccio a pressapoco, allora ecco i crostini di frattaglie di pollo, piatto antico della cucina tosco-romagnola insegnato a mia madre dalla sua nonna. E' l'alto Appennino forlivese, già Romagna del Gran-ducato di Toscana, la regione di appartenenza della famiglia di mia madre:
Egual misura di durelli e fegatini di pollo: partiamo da un totale di 500 gr.(anche con il cuore se piace) ben puliti da tracce eventuali di fiele, aglio e salvia in misura abbondante, si possono aggiungere poche bacche di ginepro.
Le frattaglie vanno cucinate, appena salate, in tegame stretto e alto quasi coperte da olio di buona qualità ; per tradizione si comprava dell'extravergine toscano da un mercante di olii con uffici sia a a Bagno di Romagna che a Poppi, scusate ma questo è un cibo davvero di casa e dei ricordi.
Il tegame va chiuso di modo che si cuociano nella loro acqua, poi quando sono asciutti si prolunga la cottura con acqua o, a gusto ma io preferisco di no, brodo di carne.
A cottura ultimata si macinano (meglio no il mixer), mia madre ci riusciva con un passaverdure

col disco a fori larghi, l'impasto deve risultare granuloso e il fegato non troppo spappolato altrimente copre la delicatezza del durello, io uso un tritacarne con trafila a fori piccoli.
Si aggiunge ancora un po' di salvia e poco aglio, che poi andranno tolti come quelli della I° cottura, e si rimettono per pochi minuti ancora sul fuoco con aggiunta di poca acqua (2° breve cottura), vanno sempre mescolati altrimenti si attaccano facilmente al fondo, si aggiusta di sale eventualmente di olio.
A parte si sciacqua dall'aceto un pugno scarso di capperi e peperoncini verdi quelli lunghi, non piccanti, privati dai semi: questi ingredienti variano inevitabilmente secondo i gusti, si aggiungono tritati un attimo prima di spegnere, quando il patè è abbastanza asciutto.
Si aggiunge mezzo limone spremuto, forse questa è una variante di mia madre, ma ci sta bene perchè quel pò di agro attenua il sapore ferroso del fegato: da piccola era il solo modo per farmelo mangiare!!!
Si scaldano fette di pane toscano e si spalmano di questo patè i crostini si consumano subito (e fin qui va bene) o meglio si sigillano affinchè non anneriscasno poi si consumano più tardi quando il pane abbrustolito è rinvenuto.!!! Strana abitudine ma mi piacciono proprio così.
Sono buoni anche sostituendo al pane toscano fette di pan-carrè diciamo che così il sapore è più "liscio".
Consiglio questa preparazione con frattaglie di polli allevati, anche se industrialmente, nel modo migliore possibile tra quelli offerti dal mercato: nelle frattaglie si sente molto il gusto di cattivi mangimi (più di una volta ho percepito chiaramente sapore di pesce!!!!)