anavlis ha scritto:Il problema di capire qualcosa sulle qualità del burro mi è venuto a seguito della produzione della mia "unica" colomba
non richiesto, mi lancio nella lezione sul burro.
Partiamo dalla
crema che “… è il prodotto ottenuto dal latte, sotto forma di un’emulsione di grassi in acqua con tenore minimo di grassi lattieri, in peso, del 10%”. (reg. CE 2991/94).
Si ottiene per affioramento (crema acida) o per centrifugazione del latte (crema dolce).
La prima è destinata quasi esclusivamente alla burrificazione, mentre la seconda viene preparata in varie tipologie e, una volta maturata, alcune di quelle si destinano alla burrificazione.
Ecco quale e quali sono possibili:
1) panna, o crema,
da caffetteria (> 10% di grasso)
2) panna, o crema,
da cucina (> 20% di grasso)
3) panna, o crema,
da montare o da pasticceria (> 30% di grasso)
4) panna, o crema,
per fare il mascarpone (20-30% di grasso)
5) panna, o crema, doppia,
per la burrificazione discontinua (zangolatura) (> 48% di grasso)
6) panna, o crema,
per la burrificazione industriale continua (>80% di grasso)
7) panna, o crema,
da burro anidro (99% di grasso)
8) panna, o crema, versione
sprayPer la burrificazione “normale” artigianale si usa la crema da montare. Contiene 30-40% grasso, si zangola finchè si formano le pallottoline di grasso che, una volta formate, si lavano con acqua fredda fino ad eliminare il latticello. Poivsi impastano le pallottoline per farne un blocco unico che viene formato, confezionato, incartato, ecc.
Per la burrificazione “industriale” medio piccola si usa la “crema doppia”. La grande industria utilizza crema a più di 80% di grasso.
Per legge i panetti non possono pesare più di 1 kg. per cui si trovano quelli da 50g, 100g, 200g, ecc.
Il DM 209/96 consente l’aggiunta di carotene (E160a) e sale da cucina.
Secondo il Reg CE 2991/94, in commercio si trovano:
burro ordinario (Legge 142/92; grasso >80%, max 18% di acqua); è quello negli scaffali dei supermercati. Si tratta della tipologia maggiormente utilizzata. E’ quello che si lavora meglio, le piccole pezzature non genrano sprechi, consentono buona certezza della riuscita del prodotto finito, ha un’ottima resa. E’ ovvio che si spera sia di qualità alta, con gusto e profumo migliori.
burro anidro, è detto “
burro CE”, si ottiene da creme con il 99% di grassi.
Si conserva più a lungo, occupa meno volume ed ha consentito alla Comunità europea di risolvere, in parte, il problema della produzione dell’eccesso di burro e del suo stoccaggio.
Non è consentita la vendita al dettaglio e, per assicurarsi che non accada, vengono incorporati vaniglia o coloranti che ne rendano facile la individuazione.
E’ invece utilizzato dalle industrie dolciarie che così ne usano dosi minori. Ha una migliore conservazione (non contiene acqua), presenta gusto e colore più intensi per cui è particolarmente apprezzato nella pasticceria industriale cui, non denaturato, arriva tal quale in blocchi o placche, per la preparazione di sfoglie, croissant, crema al burro, ecc.
Ovviamente, se si usa per ricette nelle quali solitamente il burro è calcolato in base a quello all’82%, occorre tener conto del più elevato tenore di materia grassa quindi si devono diminuirne i quantitativi.
burro salato, il grasso è sempre > 80% e contiene al massimo 20 g di sale per kg di burro; è molto poco diffuso in Italia mentre se ne fa grande uso soprattutto negli Stati Uniti.
burro concentrato, o
chiarificato, ha più del 99,8% di grassi e viene usato per friggere e per le salse. Lo si trova in vendita o lo si può ottenere in casa dal burro ordinario. In commercio è disponibile il burro chiarificato liquido ottimo nei lievitati in quanto garantisce ottima resa e morbidezza.
Nell’industria che usa il burro ad alto contenuto di grasso si parla di:
butter oil, simile al burro concentrato, ha meno dell’1% di acqua e si usa nei gelati.
“
grasso puro di burro” al 99,9% di grasso: è burro fuso, olio di burro e serve per arrosti, contiene tracce (< 0,1%) di componenti del latte e acqua.
“
burro per arrostire ‘soft’” al 99,9% di grasso; è burro fuso e olio di burro emulsionato con azoto, contiene tracce (< 0,1%) di componenti del latte e acqua.
“
crema di burro per arrostire” al 99,9% di grasso, si produce con frazioni di burro a basso punto di fusione, contiene tracce (< 0,1%) di componenti del latte e acqua.
La Legge 142/92 ha ammesso la vendita anche di prodotti “
a ridotto contenuto di grasso” resi quindi tali “
più leggeri” ma con un sapore meno intenso.
Sono sicuramente un’alternativa alle altre tipologie di grassi nelle Regioni italiane dove i consumatori hanno un palato poco avvezzo al gusto del burro soprattutto nei prodotti di pasticceria. Esistono quindi:
-
burro “tre quarti”: è “leggero a ridotto tenore di grasso” o “alleggerito”; grasso fra 41 - 62%.
Può essere arricchito con proteine del latte e altri componenti del latte.
-
burro “metà”: è “leggero a basso tenore di grasso” o “light”; grasso inferiore al 41%
Può essere arricchito con proteine del latte, altri componenti del latte e/o emulsionanti non tipici del latte.
-
grasso di latte da spalmare X% (da 62 a 80%) può essere arricchito con proteine del latte e altri componenti del latte.
-
grasso lattiero da spalmare X% (61-60%);
-
grasso lattiero da spalmare X% (10-39%);
Questi ultimi due, per abbassare il tenore di grasso, possono essere arricchiti con proteine del latte e altri componenti del latte (
e va bene), nonché (
ahi, ahi !) con emulsionanti "
non tipici del latte";
Nessuno dei tre, secondo il Reg CE 577/97 si può chiamare “burro” in quanto la parola è riservata a ciò che contiene oltre 75% di grassi lattieri;
Ultimo arrivato è un burro a “basso contenuto di colesterolo” più reclamizzato che definito legalmente. E’ ovvio che, essendo meno grasso, c’è meno colesterolo che è lipofilo e liposolubile,