Al rientro del ponte di S.Giovanni passato in Val d'Aosta, mia figlia mi ha portato un vaso di "brussa" una specie di ricotta, fatta a quanto le hanno detto in malga, con il liquido residuo del formaggio, Andrebbe mangiata su una polenta calda! Di luglio, polenta calda...non mi va! La conoscete, quale altro uso posso farne?
Di simile come nome conosco solo QUESTO Anche dalle parti di Imperia sulle montagne mi sembra facciano della brussa,l'ho comperata una volta di capra ed un'amica la fa ,la spalmavo sul pane e basta
Sono due cose completamente diverse. Il bruss lo fanno anche qui, stagionando in grappa i pezzetti di formaggio avanzati e diventa una cosa decisamente "forte"!!! La brussa è dolcissima, quasi ricotta con panna...la spalmerò comunque sul pane (anzi sulle fette biscottate che è meglio per il momento...)
Se ha un sapore dolce, perché non aggiungerci delle erbe aromatiche dentro, oppure peperoni ridotti in dadini piccolissimi, oppure olive e erbe, e la spalmi su crostoni di pane?
Nonna Tata ha scritto:Giusto Stefano, grazie...al naturale è poco saporita!
Se poco saporita sarà ricotta di vacca, penso. Ma anche per la ricotta di pecora non è più il periodo buono per avere un prodotto di qualità. Potresti usarla tagliata a pezzi e messa dentro le omelette o la ricotta fritta - tagliata a fette spesse (mi pare di capire che è asciutta) e passata in farina - uovo battuto - pangrattato - o sulla pizza al posto della mozzarella, come fanno a Napoli.
silvana
L’ironia è una dichiarazione di dignità, un’affermazione della superiorità dell’uomo su ciò che gli capita. (Romain Gary)
Si chiama "Brossa" e non brussa... (scusate lo scambi di vocale!) Non si taglia Silvana, è in barattolo! Ho trovato questa spiegazione in rete: La brossa, che si recupera - per affioramento - dopo la lavorazione della Fontina, è un prodotto di nicchia che più nicchia non si può. Immaginate una ricotta molto liquida, dolcissima. Probabilmente è possibile procurarsi prodotti simili anche in altre zone a vocazione latteo-casearia, ma non ne abbiamo mai sentito parlare. Qui in Valle d'Aosta si va a prendere in alpeggio o nei piccoli caseifici, ma qualcuno ha iniziato a commercializzarla. La troverete nei menù di molti agriturismi. Si serve fredda di frigo sulla polenta fumante (magari un po' grezza e piuttosto soda)
Mi toccherà fare la polenta...e io che volevo perdere un chilo!
Ma la polenta non ingrassa, è concessa anche nelle diete. E' il contorno che ti frega! La brossa si può anche spalmare su una bella bruschetta calda o sul riso lessato. Certo, sulla polenta è la morte sua...
Daniela Mari Griner
In amore, come in cucina, ciò che è fatto troppo in fretta è fatto male. Anonimo
e' tardi inserirmi ora ma mi piace passarvi questo stralcio di un mio articolo pubblicato si "Casa&Campi" qualche anno fa:
"Il brussu, è un prodotto di tradizione quasi dimenticata che proviene dall’area del comune di Triora e dalle sue frazioni di Realdo o di Verdeggia, terra di streghe e, già, di contrabbando, entrambe appena al di qua del crinale che divide l’Italia dalla Francia. Nel ponente ligure, un detto popolare (e, di solito, il “popolo” è saggio) stabilisce con sintesi estrema, ma con chiarezza inequivocabile, quale dev’essere l’origine dei prodotti caseari del territorio perché godano di un sicuro, elevato, indice di gradimento: “…formaggiu de vacca, recota de fea, brussu de crava”:… formaggio di vacca, ricotta (fresca) di pecora, brussu (da ricotta) di capra. E’ quindi una "ricotta" di aspetto cremoso, prodotta con siero di latte (anche bovino o di pecora ma, ovviamente, con quello di capra si è al top e nella tradizione), lasciata entro ciotole di legno. Il processo fermentativo di inacidimento cui soggiace, viene “regolato”, o arrestato, versando acquavite e, ogni giorno mescolando, alternativamente si rimbocca e si aggiungono sale e olio . Così “trattato” il brussu si conserva anche per settimane imbrunendo pian piano. Ovviamente ridotto nella quantità ora prodotta, era un vanto dell’alpe alle spalle di Porto Maurizio dove, si legge nell’inchiesta Jacini, “… è un latticino, volgarmente chiamato Brusso, che deriva dalla ricotta inacidita e poscia fermentata …”. La sua preparazione quotidiana era cibo ordinario dei pastori fino a tutto l’Ottocento. Nel loro peregrinare dietro alle greggi, avevano sempre nella bisaccia, il brusso conservato nel rescun, una scatola spesso personalizzata, scavata nel legno di un ramo di ciliegio (serèz) o di maggiociondolo (azburn) intagliata con l’“opinel”, coltello per antonomasia dell’omonima fabbrica francese e sempre presente nella tasca dei mandriani. Soprattutto il coperchio del rescun era istoriato lavorandolo nei momenti di sosta del pastore che, seduto all’ombra quando gli animali brucano nei prati, passava il tempo intagliando e decorando vari oggetti d’uso famigliari quali i collari delle pecore (canaure), i pettini per le fidanzate, cucchiai e forchette, ecc. La base del disegno era sempre la notissima “rosa dei pastori” (detta anche stella-fiore, rosa carolingia, fiore a sei petali, rosa celtica, stella-rosetta, fiore delle Alpi, ecc. fino a diventare “logo” della Lega la quale, sembra, mentenendone l’uso, l’abbia venduto a paperon Berlusconi in cambio della salvezza della banca Credieuronord fondata dalla Lega ma rapidamente sull’orlo del fallimento). Sicuramente ciascuno di noi ha disegnato la rosa dei pastori sui fogli di carta usando un compasso che, dopo aver fatto il cerchio più grande possibile, con apertura pari al raggio, veniva variamente “puntato” tracciando archi di cerchio, sub-cerchi, ecc fino a creare grazie composizioni geometriche." Riprovateci, dà piacere tornar bambini.