I riti alimentari ebraici ovvero la "casherùt"

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I riti alimentari ebraici ovvero la "casherùt"

Messaggioda Typone » 24 gen 2007, 16:25

I riti sono stati studiati da sempre e da eminenti pensatori, che ne hanno dato varie interpretazioni. Le due interpretazioni più frequenti e più interessanti, a mio avviso, sono quelle che definiscono i riti: dimostrazioni di appartenenza ad una determinata collettività e: ricerca di un contatto o di una sintonia con il sacro e il divino. Un modo, quest’ultimo, per propiziarsi forze ignote che da sempre spaventano l’uomo o lo spingono ad indagare sull’incomprensibile. Riti e rituali sono quindi strumenti di riconoscimento e di spiritualità.
La religione ebraica ha dei riti che presentono spesso caratteristiche multiple. possono essere insieme : riti negativi (proibire per allontanare l’impurità), riti positivi (prescrivere per raggiungere il sacro), riti quotidiani (per esempio nell’alimentazione), riti ciclici (legati alle feste e ricorrenze), riti commemorativi (legati al ricordo di eventi storici), riti espressivi (simbolo dell’attaccamento dell’uomo al sacro), riti ambientali (segno della relazione tra l’uomo con il gruppo o la comunità), riti individuali (legati al consumo), riti collettivi (nella produzione e la preparazione degli alimenti).
Uno dei rituali caratteristici dell’ebraismo è l’insieme delle pratiche che riguardano, appunto, l’alimentazione. L’ebraismo in effetti regolamenta tutti gli aspetti della vita umana in funzione del contatto permanente con la Scrittura, attraverso una serie molto lunga di precetti collegati o interpretati da brani e versetti della Torah e del Talmud.
Il rituale alimentare, chiamato in ebraico “Kasherut”, sostantivo dell’aggettivo “kasher” che significa “adatto”, “adeguato”, considera nei minimi particolari la maniera di nutrirsi degli ebrei praticanti, e in effetti è abbastanza difficile immaginare di parlare di cucina ebraica senza parlare di cucina Kasher. Nella definizione diciamo “folkloristica” della cucina ebraica si possono riconoscere modi e pietanze che derivano dalle varie cucine con le quali gli ebrei sono venuti a contatto e che hanno fatto loro nel corso della loro lunghissima “Diaspora”, modi e pietanze che però hanno sempre interpretato in chiave “kasher”, per l’appunto “adeguandoli” alle regole religiose, regole che nel loro caso rappresentano in maniera molto forte un insieme di riti che mirano a mantenere la coesione del gruppo di appartenenza. Dirò quindi che la cena di questa sera è una specie di presentazione “folkloristica” di ciò che può essere la cucina ebraica del Mediterraneo, ma che non è cucina ebraica nella sostanza, non essendo Kasher. Il Rabbino Capo di Firenze, Dr.Joseph Levi, mi ha autorizzato eccezionalmente a presentarvela come “cucina ebraica”, anche se non concorda con questo tipo di evento. Voglio ringraziarlo pubblicamente per questa sua comprensione.
L’aggettivo “kasher” si applicava, all’origine, prima ad alcuni concetti, poi passò anche agli oggetti del culto e alle persone coinvolte nelle materie religiose a vari livelli, mentre per i cibi si preferivano gli aggettivi “puro” o “impuro”. Oggi l’aggettivo si applica decisamente ai cibi, e il sostantivo “kasherut” indica l’insieme delle leggi, regole e usanze che si applicano ai cibi che l’ebraismo autorizza.
Ciò che colpisce nella “kasherut” è la multiplicità e la complessità delle sue regole. La sua origine è legata alla Rivelazione, e in effetti senza divinità la “kasherut” non avrebbe motivo di esistere, ma ha conosciuto numerosi sviluppi nel corso dei secoli. Le sue interpretazioni sono state in effetti multiple perché ogni generazione di Ebrei ci vede ciò che più la coinvolge. Questo rituale, assolutamente centrale nella vita religiosa ebraica, è diventato via via un simbolo di autorità e una fonte di autorità. Simbolo di autorità per chi garantisce l’autenticità della “kasherut”, e fonte di autorità per chi ne autorizza l’applicazione.

Con la sua produzione di massa, l’internazionalizzazione dei mercati e le nuove aspettative dei consumatori, la moderna società dei consumi ha portato ad una maggiore riorganizzazione della “kasherut”. L’intervento di metodi sempre più sofisticati nella produzione alimentare, l’avvento di procedimenti come la liofilizzazione e la surgelazione, l’uso frequente di conservanti e coloranti di origine sintetica o chimica e l’uso di additivi o esaltatori di sapore hanno obbligato ad applicare nuove norme e precetti ad un rituale che considerava a priori gli ingredienti come elementi naturali non alterati dall’intervento umano. E viene da chiedersi quale dei due concetti avrà la meglio : la “kasherut” come rituale eterno e immutabile risalente alle origini dell’ebraismo, o la “kasherut” come caratteristica dell’ebraismo che evolve con la propria società in mutazione, ma questo dibattito non è di mia competenza.

Le regole dell’alimentazione “kasher” possono essere presentate sotto quattro titoli :
1) alimenti e miscugli proibiti
2) alimenti autorizzati e la loro preparazione
3) bevande
4) regole specifiche per shabbat e Pessah.

Dagli alimenti e miscugli proibiti non fanno parte, con qualche regola particolare, tutti i cereali, legumi, ortaggi, verdure, frutta, ecc. Gli animali invece sono soggetti a regole precisissime che costituiscono riti numerosi. Ecco le regole principali : Sono autorizzati tutti i mammiferi che ruminano e hanno lo zoccolo diviso (manzo, vitello, montone, agnello, ecc.)Tutti gli altri mammiferi, ai quali mancano una o tutte e due queste caratteristiche sono assolutamente proibiti, e non solo il maiale come si crede comunemente. Il maiale è l’animale più rappresentativo dei divieti assoluti, anche perché viene considerato un animale sporco, ma sono proibiti anche il cavallo, il coniglio, la lepre, ecc.
Il caso degli uccelli è un po’ più complesso perché non esiste una regola unica che indichi quelli autorizzati e quelli proibiti. La Bibbia enumera ventiquattro specie di uccelli impuri, tra i quali l’aquila, lo struzzo, il pellicano, la cicogna, la civetta, il gufo e così via, e dichiara puri tutti gli altri. Ma nella pratica vengono considerati “kasher” solo gli uccelli domestici come galline, quaglie, anatre, oche, ecc, e “non kasher” gli uccelli selvatici e in particolare i predatori perché si nutrono di carne e soprattutto di sangue. Si noterà, tra l’altro, il fatto che gli ebrei possono essere considerati buongustai visto che sono proibiti quasi tutti gli uccelli che sono comunque immangiabili e/o sgradevoli di consistenza o sapore. In quanto riguarda lo struzzo, che oggi va tanto di moda, è probabilmente troppo stupido per fare parte dell’alimentazione ebraica ! E’ bene ricordare che la “kasherut” contempla persino le uova degli uccelli autorizzati, i quali devono essere aperti uno per uno e separatamente, e eliminati se ci si incontra la minima traccia di sangue o di fecondazione. Le uova sode sono autorizzate in funzione di una complicatissima regola di proporzioni che vale per tutti gli elementi alimentari che si possono contare uno per uno, incluso i cereali, i semi e i legumi.
Per i pesci, esistono come per i mammiferi alcune regole chiare : per essere autorizzati devono avere scaglie e pinne. Tutti pesci ai quali mancano una o tutte e due le caratteristiche sono proibiti. Alcuni pesci, però, sono oggetti di controversia , per esempio il pesce spada, che ha sì pinne e scaglie, ma le cui scaglie sono attaccate direttamente alla pelle e non si possono rimuovere senza ferire l’animale, e un animale ferito diventa automaticamente “non kasher”, per motivi che vedremo.
I molluschi, crostacei e frutti di mare di tutti i tipi sono assolutamente proibiti, così come tutti i batraci, rettili e invertebrati, all’eccezione di quattro categorie di cavallette indicate nel Levitico, ma quest’autorizzazione è oggi caduta in desuetudine tranne che per alcuni ebrei originari dello Yemen che seguitano ad usufruirne.
Alla lista degli animali proibiti si aggiunge un’altra interdizione : il miscuglio carne e latte o derivati del latte. Questa regola assoluta e assolutamente rispettata con precisione in tutt’il mondo ebraico religioso proviene da un versetto della Bibbia ripetuto ben tre volte nell’Esodo e nel Deuteronomio : “non cucinerai il capretto nel latte di sua madre”. Da questa tripla ingiunzione è nata la tripla interdizione di cucinare, consumare o usufruire di un cibo che mescola carne e latte o latticino. Questa è una delle regole della “kasherut” più complesse da osservare nella pratica, perché implica in ogni cucina che si vuole “kasher” la presenza di due tipi di attrezzature complete, dalle stoviglie alle posate, piatti, scodelle, contenitori, ecc, totalmente separati nell’uso : una per la cucina con carne e una per la cucina con latte e latticini. Il pollame è assimilato alla carne, mentre pesce e vegetali possono essere cucinati e consumati in ambedue le attrezzature.
Esiste inoltre un termine, che non s’incontra in nessun testo sacro ma che è entrato a fare parte della “kasherut” : il termine “parve”, ovvero “neutro”, che si applica a quegli cibi che non fanno parte né della carne né dei latticini e possono quindi essere cucinati e consumati sia nella cucina di carne che in quella di latte. Naturalmente il concetto di “parve” si applica anch’esso all’attrezzatura di cucina e di servizio, e non è raro trovare ristoranti o alberghi “kasher” in giro per il mondo che abbiano ben tre cucine con tre attrezzature : una per la carne, una per i latticini e una per i neutri, almeno che non decidano, come per esempio il ristorante “kasher” vegetariano di Firenze, di dedicarsi ad una sola di queste tre cucine.
In quanto riguarda i prodotti della terra, sono tutti autorizzati, con alcune regole limitate che però non sono universali : alcune sono decadute e alcune si applicano solo ad Israele, come per esempio il fatto di non mescolare semi di tipi diversi fra loro o prelevare una percentuale dei prodotti coltivati da devolvere alla carità, in memoria dei tempi in cui parte della raccolta andava a nutrire i preti, i leviti e i poveri, che non possedevano terre proprie.
Bisogna citare anche le due regole dell’Orlah e della Hallah. La prima proibisce il consumo dei frutti di un albero nei primi tre anni, ed è sempre in vigore. La seconda consisteva una volta nel prelevare una porzione di ogni pane o dolce preparato con i 5 cereali seguenti : grano, orzo, farro, avena, e segale, porzione che veniva consegnata ai preti. Di questa regola ancestrale rimane oggi traccia simbolica nel fatto che ogni massaia brucia un pezzettino del pane o del dolce che sta confezionando.
Aggiungiamo che la non osservanza delle regole della kasherut non solo rende improprio al consumo il cibo stesso, ma rende “non kasher” gli strumenti usati per cucinarlo e consumarlo.

Un campo importantissimo della kasherut è quello degli animali autorizzati e della loro preparazione rituale.
I pesci non necessitano di preparazione particolare, sempre che facciano parte della categoria autorizzata. I mammiferi e uccelli, in compenso, devono subire un procedimento molto rigoroso prima di essere consumati. Se sono “nevelah”, ovvero morti di morte naturale o uccisi in maniera non rituale, sono impropri al consumo anche se fanno parte della categoria “kasher”.
La macellazione rituale, chiamata “shehita”, prevede il taglio con un coltello perfettamente affilato, il più velocemente possibile e causando il minimo di dolore all’animale, della trachea, l’esofago, la giugulare e la carotide insieme. L’animale, tra l’altro, deve essere in perfetto stato fisico e non presentare nessun difetto esterno o interno, nessuna ferita, nessuno strappo muscolare, nessuna frattura, niente…altrimenti viene considerato come improprio al consuno perché “trefa”, ovvero “strappato”, termine che oggi corrisponde al contrario di “kasher”.
Ma non basta che l’animale stesso sia in condizioni perfette, bisogna anche che il “shohet”, o macellaio rituale, possieda un coltello dalla lama perfetta, lama che verificherà ad ogni macellazione passandola sulle dita e le unghie, e che non commetta nessun errore nell’atto di macellare. Gli errori fatali sono di cinque tipi : “shehiya” ovvero interruzione, esitazione anche minima durante l’atto, che lo prolunga e aumenta la sofferenza dell’animale; “drassa”, ovvero pressione sul coltello invece del movimento avanti indietro; “halada”, ovvero sprofondamento, che avviene quando il coltello è bloccato da peli o piume e non è visibile durante tutta la durata dell’atto; “hagrama”, ovvero deviazione provocata dall’incisione fuori dal punto prescrito; “ikur”, ovvero strappo dei tessuti invece di incisione.
Non essendo successo nessuno di questi errori, il “shohet” deve verificare che l’animale era in buona salute, in particolare lo stato dei polmoni. L’animale viene allora dichiarato “kasher”. Ma non per tanto è pronto per il consumo… Prima bisogna levargli il sego, che è proibito al consumo in ricordo del fatto che faceva parte delle offerte al tempio di Gerusalemme; il nervo sciatico, proibito da un versetto della Genesi che ricorda il combattimento di Giacobbe con l’angelo; il sangue che è assolutamente proibito perché nel Levitico troviamo quest’asserzione : “L’anima di ogni carne, è il suo sangue”. Il nervo sciatico essendo molto difficile da rimuovere dalla carne, è frequente che i macellai kasher non vendano il quarto posteriore degli animali. In quanto riguarda il sangue, deve essere totalmente assente dalla carne pronta. A quest’effetto, la carne viene messa a bagno nell’acqua per mezz’ora, poi salata con sale grosso per un’ora e poi sciacquata perfettamente. Solo allora può essere cucinata in tutte le maniere, ma sempre con gli strumenti riservati alla cucina di carne.
Per evitare che il sangue coaguli e diventi quindi difficile da rimuovere tutto con l’ammollo e la salatura, è consigliato di fare queste due operazioni nei tre giorni dopo la macellazione. Altrimenti la carne deve essere ammollata in acqua o sciacquata ogni 72 ore.

Le bevande analcoliche sono autorizzate tutte se provengono da frutta o verdura, alla condizione che non siano state addizionate di conservanti, coloranti o altri prodotti chimici o naturali non autorizzati. Nel dubbio, meglio scegliere una bevanda che comporta solo polpa e acqua. Il latte è autorizzato se proviene da animali autorizzati, naturalmente, ma non può essere conservato né consumato insieme alla carne o nei contenitore per carne. Per il vino, la questione è leggermente più delicata : il vino deve essere stato riconosciuto e dichiarato “kasher”. La sua composizione, naturalmente deve essere esente da prodotti chimici, e la sua produzione deve essere stata seguita dall’inizio alla fine da ebrei religiosi deputati a questa sorveglianza, incluso l’imbottigliamento. Il motivo è di evitare così il consumo di qualsiasi vino dedicato alle libagioni di un culto idolatra, consumo che verrebbe assimilato alla partecipazione al culto in questione, come indicato nell’Esodo. Questo si applica ugualmente a tutti i liquori a base di vino come cognac, armagnac, porto, aperitivi ecc. Ne consegue naturalmente che anche l’aceto per l’insalata o la cucina debba provenire da vino kasher, mentre gli altri alcool e la birra, che non provengono da vino, sono autorizzati.

Ma che un cibo sia semplicemente “kasher” non basta ancora. In due occasioni particolari della vita ebraica la “kasherut” deve essere specifica : il shabbat, ovvero riposo settimanale dal venerdì sera al sabato sera legato al fatto che Dio avrebbe creato il mondo in 6 giorni e si sarebbe riposato il 7o, e Pessah, ovvero la Pasqua ebraica, celebrata in ricordo della fuga del popolo Ebreo dall’Egitto e dalla schiavitù verso la libertà e la Terra Promessa.
Tra le 39 attività proibite durante il shabbat, una riguarda particolarmente la nutrizione, ed è quella di accendere un fuoco. Cucinare durante il shabbat è quindi totalmente proibito, ma gli alimenti che sono stati piazzati prima del venerdì sera su un fuoco acceso anch’esso prima del venerdì sera si possono consumare caldi durante il riposo. Nei tempi antichi questa regola valeva per il fuoco che serviva in casa per cucinare, oggi si è estesa anche al gas e alla corrente elettrica. Impossibile usare un forno a microonde, come aprire e chiudere un frigorifero dentro il quale c’è una luce elettrica, impossibile usare elettrodomestici, insomma il cibo deve essere stato preparato prima del shabbat e messo a cuocere su un fuoco che poi rimarrà acceso fino alla fine del shabbat. Una volta si usava il legno, il carbone, la brace, ecc, oggi si usano gli scaldavivande elettrici. Questo implica naturalmente che i piatti del shabbat sono abitualmente piatti unici di quelli che possono cuocere ed essere tenuti in caldo per ore e ore. Tutte le comunità ebraiche del mondo, a seconda della loro origine, hanno un piatto tipo del shabbat generalmente composto di molti ingredienti nutrienti come carne, verdure, cereali, legumi : che si chiami Tcholent in Europa centrale, Hamin nelle comunità sefardite e in Israele o D’fina in Nordafrica, sempre di un piatto completo del shabbat si tratta.
Per la festa di Pessah si applicano regole molto rigide. La regola base è che non deve esserci nessun tipo di “Hamets”, ovvero lievito, nei cibi che si consumano durante gli 8 giorni della Pasqua, neanche sotto forma di traccia o di residuo. Da questa deriva una serie di regole di pulizia e eliminazione della minima quantità o traccia di lievito da tutta la casa, dalla cucina, dagli utensili e attrezzature, e il fatto che tutto ciò che viene usato per l’alimentazione durante Pessah deve essere rigorosamente riservato a quel periodo per evitare che abbia contenuto o toccato lievito durante il resto dell’anno. Questo, insieme al pane azimo senza lievito che ormai fa parte dell’alimentazione dietetica anche non-ebraica , in ricordo del momento in cui fu annunciata agli Ebrei schiavi in Egitto la fuga imminente : non ebbero il tempo di fare lievitare il pane che stavano preparando e dovettero poi portarlo via e mangiarlo non-lievitato.

Queste sono le regole e gli elementi religiosi che compongono la “kasherut” alimentare, ma la nostra presentazione non è esauriente. Bisognerebbe passare ore e ore ad enunciare tutte le regole specifiche ad ogni momento della vita religiosa ebraica .

T.
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Messaggioda PierCarla » 24 gen 2007, 16:42

Letto tutto d'un fiato. Sono rimasta affascinata. Ma ci sono al giorno d'oggi Ebrei praticanti che seguono le regole perfettamente?
Grazie Maestro.
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Messaggioda Typone » 24 gen 2007, 16:55

PierCarla ha scritto:Ma ci sono al giorno d'oggi Ebrei praticanti che seguono le regole perfettamente?

Certo, tantissimi...

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Messaggioda Danidanidani » 24 gen 2007, 17:12

Ho letto con molta attenzione e ho trovato il tuo scritto veramente interessante, anche se in parte le cose che hai esposto mi sono note per mia cultura personale.
Ci ho pensato molte volte (ed anche in questa occasione) e dico che non potrei vivere una vita governata in tutti i suoi aspetti da rigide regole e da precetti religiosi.Ovvio che non sono ebrea e che, nonostante i miei sforzi mi risulta impossibile "immedesimarmi", nonostante la mia assoluta comprensione per chi vive in questo modo.Diciamo che, pur appartenendo alla comunità  cristiano-cattolica, sono una laica e che, per esempio mi danno fastidio tutte le ingerenze della Chiesa nella vita politica del nostro paese, pur comprendendo che la chiesa ha il diritto-dovere di esprimere i suoi concetti e predicarli.
Penso infine che la nostra civiltà  è in continua evoluzione e mi auguro che la chiesa cattolica cambi alcune delle sue posizioni e credo che, col tempo, lo farà , considerando quanti cambiamenti ci sono stati dal tempo della inquisizione ad oggi....Invece mi stupisce sempre il fatto che le regole dell'ebraismo siano praticamente immutate da secoli, nonostante che il nostro mondo sia ormai globalizzato e nonostante i molti progressi, per rimanere in tema, della industria alimentare.
Posso concludere dicendo, per esempio, che sono stupita dall'uso della margarina:ho capito, è un grasso vegetale, e quindi indicato per cucinare la carne al posto del burro, ma acclarato ormai che è un alimento ottenuto da una "bella" (!) manipolazione chimica e che non è così salutare il suo consumo...perchè non sostituirla con olio di oliva?
Infine un'altra domanda: pochi giorni fa ho postato un'antica ricetta ebraica-romanesca...gli aliciotti con l'indivia, ma le alici non hanno squame e allora...non ho più capito se le regole che hai esposto valgono dappertutto o se ogni comunità  ne accoglie alcune sì ed altre no, oppure se ne consente deroghe in qualche modo. Grazie Typone. Ciao Daniela

P.S.molte margarine in commercio da noi contengono piccoli quantitativi di latte in polvere....
Ultima modifica di Danidanidani il 24 gen 2007, 18:05, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda gatta » 24 gen 2007, 17:34

Grazie per la bellissima spiegazione, è veramente incredibile quanto è difficile.
Io conoscevo solo poche cose, e credo che siano quelle che più o meno conoscono tutti, sapevo che il sabato è vietato cucinare, ma per esempio non sapevo proprio che si dovesse avere un'attrezzatura da cucina "doppia". Forse perchè l'unica ragazza ebrea che ho conosciuto non seguiva per niente questi "riti" come giustamente li chiami tu.
Mi piace moltissimo conoscere queste differenze di abitudini tra le varie religioni, benchè io non ne frequenti nessuna, nemmeno la mia.
Ti ringrazio ancora! :D
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Messaggioda Typone » 24 gen 2007, 18:23

Danidanidani ha scritto:mi stupisce sempre il fatto che le regole dell'ebraismo siano praticamente immutate da secoli, nonostante che il nostro mondo sia ormai globalizzato e nonostante i molti progressi, per rimanere in tema, della industria alimentare.

La casherùt è una serie di regole rituali ma è anche la tradizione fondamentale del settore alimentare del popolo ebraico. In parte religione, in parte filosofia di vita, e quindi praticabile anche per chi religioso non è, perché implica una attenzione particolare al concetto di purezza, cosa che tutto sommato non può nuocere. Però chi la rispetta alla lettera abitualmente non è laico, e reciprocamente...
Posso concludere dicendo, per esempio, che sono stupita dall'uso della margarina:ho capito, è un grasso vegetale, e quindi indicato per cucinare la carne al posto del burro, ma acclarato ormai che è un alimento ottenuto da una "bella" (!) manipolazione chimica e che non è così salutare il suo consumo...perché non sostituirla con olio di oliva?

La margarina è di uso recente, e corrisponde al dado nella nuova (si fa per dire) tradizione alimentare in generale. In passato gli ebrei usavano l'olio d'oliva e alcuni grassi animali come il grasso di pollo o di oca o quello di montone. I tempi cambiano, non sempre in meglio, lo sappiamo, ma purtroppo cambia anche il gusto e certe cose oggi non sarebbero più accettate.
Infine un'altra domanda: pochi giorni fa ho postato un'antica ricetta ebraica-romanesca...gli aliciotti con l'indivia, ma le alici non hanno squame e allora...non ho più capito se le regole che hai esposto valgono dappertutto o se ogni comunità ne accoglie alcune sì ed altre no, oppure se ne consente deroghe in qualche modo.

Prima di tutto ti rispondo che le alici che usano gli ebrei sono pesci azzurri con lische e squame. Non capisco a quale altro pesce ti riferisci...
Comunque, si, le regole, nel tempo e nel mondo, sono da sempre soggette ad interpretazioni locali da parte delle autorità rabbiniche che ne stabiliscono la valenza. Ogni comunità ha il suo rituale che si chiama "Minhag", e il minhag fiorentino può essere diverso da quello romano. Ma le differenze portano su cose di poca rilevanza, le regole fondamentali essendo sempre uguali per tutti dappertutto.
P.S.molte margarine in commercio da noi contengono piccoli quantitativi di latte in polvere....

I rabbini che determinano la casherùt lo fanno in base ad ingredienti certificati. Se un prodotto è dichiarato casher sii sicura che non contravviene alle regole. Se un prodotto non è esattamente descritto in tutti i suoi ingredienti, i rabbini vanno a chiedere alla fonte, e se non ottengono risposta escludono il prodotto. Ogni comunità ha un disciplinario completissimo della maggior parte dei prodotti in commercio.

T.
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Messaggioda Vittoria » 24 gen 2007, 19:02

Grazie Typone , hai fatto una bellissima spiegazione, ti volevo chiedere se mi sai dire qualche libro dove posso approfondire queste notizie che sono molto interessanti.
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Messaggioda Danidanidani » 24 gen 2007, 20:06

Ho detto delle acciughe senza squame, perchè quelle fresche che compro, le ho sempre trovate senza...ho letto qua e là che dovrebbero averle (le trovo sempre nelle sarde) e allora mi chiedo: ce ne sono di specie diverse?..oppure:COSA COMPRO IO? Aaaargh! :shock: :shock: :shock: AIUTATEME.. :lol: :lol:
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Messaggioda Typone » 24 gen 2007, 20:52

Danidanidani ha scritto:Ho detto delle acciughe senza squame, perchè quelle fresche che compro, le ho sempre trovate senza...ho letto qua e là che dovrebbero averle (le trovo sempre nelle sarde) e allora mi chiedo: ce ne sono di specie diverse?..oppure:COSA COMPRO IO? Aaaargh! :shock: :shock: :shock: AIUTATEME.. :lol: :lol:

L'unica soluzione è che le disliscano prima di mettele in vendita... :roll:

T.
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Messaggioda Danidanidani » 24 gen 2007, 21:18

Typone ha scritto:
Danidanidani ha scritto:Ho detto delle acciughe senza squame, perchè quelle fresche che compro, le ho sempre trovate senza...ho letto qua e là che dovrebbero averle (le trovo sempre nelle sarde) e allora mi chiedo: ce ne sono di specie diverse?..oppure:COSA COMPRO IO? Aaaargh! :shock: :shock: :shock: AIUTATEME.. :lol: :lol:

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Nooo, pesci sani con testa, lisca e budelline....Mah!
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Messaggioda Typone » 24 gen 2007, 23:22

Danidanidani ha scritto:
Typone ha scritto:
Danidanidani ha scritto:Ho detto delle acciughe senza squame, perchè quelle fresche che compro, le ho sempre trovate senza...ho letto qua e là che dovrebbero averle (le trovo sempre nelle sarde) e allora mi chiedo: ce ne sono di specie diverse?..oppure:COSA COMPRO IO? Aaaargh! :shock: :shock: :shock: AIUTATEME.. :lol: :lol:

L'unica soluzione è che le disliscano prima di mettele in vendita... :roll:

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Allora avranno delle lische piccole piccole piccole che solo i rabbini vedono... :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

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Messaggioda Danidanidani » 24 gen 2007, 23:58

Typone ha scritto:
Danidanidani ha scritto:
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Danidanidani ha scritto:Ho detto delle acciughe senza squame, perchè quelle fresche che compro, le ho sempre trovate senza...ho letto qua e là che dovrebbero averle (le trovo sempre nelle sarde) e allora mi chiedo: ce ne sono di specie diverse?..oppure:COSA COMPRO IO? Aaaargh! :shock: :shock: :shock: AIUTATEME.. :lol: :lol:

L'unica soluzione è che le disliscano prima di mettele in vendita... :roll:

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Nooo, pesci sani con testa, lisca e budelline....Mah!

Allora avranno delle lische piccole piccole piccole che solo i rabbini vedono... :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

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Ma parliamo di squame, mica di lische...Help :shock: :shock: :shock:
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Messaggioda Typone » 25 gen 2007, 10:35

Danidanidani ha scritto:
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Danidanidani ha scritto:
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Danidanidani ha scritto:Ho detto delle acciughe senza squame, perchè quelle fresche che compro, le ho sempre trovate senza...ho letto qua e là che dovrebbero averle (le trovo sempre nelle sarde) e allora mi chiedo: ce ne sono di specie diverse?..oppure:COSA COMPRO IO? Aaaargh! :shock: :shock: :shock: AIUTATEME.. :lol: :lol:

L'unica soluzione è che le disliscano prima di mettele in vendita... :roll:

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Nooo, pesci sani con testa, lisca e budelline....Mah!

Allora avranno delle lische piccole piccole piccole che solo i rabbini vedono... :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

T.



Ma parliamo di squame, mica di lische...Help :shock: :shock: :shock:

Già, parliamo di squame... :D
Il discorso non cambia...

T.
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Messaggioda ospite » 11 feb 2007, 16:23

Ho letto tutta la spiegazione ed l'ho anche salvata, per rilergerla con calma.
Alcune cose le conoscevo già, ma altri dettagli no.
Ammiro molto le persone che applicano questa regola, non solo per la religione, ma soprattutto per quello che comporta.
Ti voglio fare una domanda, scusa ma sono ignorante in materia, una persona che non è di religione ebraica può andare in un ristorante kasher?
Mi è capitato spesso di passare davanti ad un ristorante Kasher a Venezia e non sapevo come comportarmi.
grazie Ty sei una fonte ineguagliabile.
ospite
 

Messaggioda Dida » 11 feb 2007, 16:36

Ho salvato tutto il file, lo leggerò con calma perchè mi interessa molto la tradizione ebraica in cucina. Ho degli amici ebrei ma alcuni non sono osservanti, altri sono americani e non so se seguono le regole (non parlano volentieri di religione), due conoscenti sono rigidamente osservanti e fanno parte di una comunità  molto rigida di cui non ricordo il nome: so che al sabato, per esempio, non possono usare l'ascensore (tu pensa che stanno a New York), non possono prendere mezzi pubblici o privati, non possono cucinare, non possono rispondere al telefono e al citofono.
Per queste ragioni non ho mai potuto approfondire l'argomento. Grazie Ty per le tue spiegazioni.
Daniela Mari Griner



In amore, come in cucina, ciò che è fatto troppo in fretta è fatto male.
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Messaggioda Typone » 11 feb 2007, 16:46

Lilla ha scritto:Ti voglio fare una domanda, scusa ma sono ignorante in materia, una persona che non è di religione ebraica può andare in un ristorante kasher?

E perchè no? Se si tratta di una mensa rituale strettamente riservata agli ebrei e non di un ristorante pubblico, allora dovrebbe essere indicato. Altrimenti non c'è nessun problema...
Mi è capitato spesso di passare davanti ad un ristorante Kasher a Venezia e non sapevo come comportarmi.

Quello di Venezia è gestito da ebrei molto religiosi, ma mi sembra che il ristorante sia aperto a tutti. Comunque basta entrare e chiedere...

:)

T.
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Messaggioda ospite » 11 feb 2007, 16:57

grazieTy :lol:
ospite
 

Messaggioda Giulia » 18 feb 2007, 16:26

Leggo solo adesso ma volevo ringraziarti lo stesso. Mi interessa tanto.
Giulia
 
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Messaggioda Typone » 18 feb 2007, 19:08

Giulia ha scritto:Leggo solo adesso ma volevo ringraziarti lo stesso. Mi interessa tanto.

Prego!
E' un piacere... :wink:

T.
Typone
 

Messaggioda luvi » 7 lug 2007, 10:56

:D stavo cercando altro e mi sono imbattuta imbattuta in questo post, l'ho letto tutto, e non mi sono stupita della mia immensa ignoranza e nello stesso tempo curiosità verso quello che non mi è familiare.. grazie Ty :D
luvi
 

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