rosanna ha scritto:una puntina di zafferano giusto per colorare il riso va bene ?
Si, ma usa uno zafferano di buona qualità (perchè non ha solo il compito di colorare) e miele. Lo avevo scritto nelle note. Il MIELARO' è un miele aromatizzato, quindi con la consistenza del miele.
Cercando il Mielarò - invenzione di Corrado Assenza - ho trovato su internet questo:
Arnie e padelleIl miele non è solo un dolcificante alternativo allo zucchero. È molto di più. È ideale per laccare le carni, marinare le crudité di pesce, scaloppare il fegato grasso, caramellare e candire frutta e ortaggi. Addirittura per lessare le verdure e “salare” l'acqua della pasta. Perché esalta i sapori, arrotonda il gusto, sottolinea i contrasti, modifica le consistenze, estrae i liquidi, veicola gli aromi. Basta mettere il naso nelle cucine di grandi chef e archimedi italiani del gusto. Carlo Olivero, tecnico di Aspromiele, specializzato in analisi sensoriale di questo alimento, dalla pagine della rivista di apicoltura Lapis suggerisce ricette, usi e abbinamenti: il miele giusto con i formaggi («per smussarne o ampliarne il gusto, e arrotondare la bocca»), con la frutta («non la cuoce, come il limone»), addirittura con il caffè («quello di rododendro, di sulla o di rosmarino») o sopra la semplice fetta di pane («da piemontese dico di tarassaco, ma anche di montagna e di macchia mediterranea e, in presenza del burro, di castagno o melata»). Ma l'accostamento sorprendente è con la carne e il pesce crudo. «Il miele – spiega Carlo Olivero – ha un pH appena inferiore a quello del limone e superiore a quello dell'aceto, quindi è adatto a una cottura leggera. Con la differenza, rispetto al limone, che non altera il sapore dell'ingrediente messo a marinare. Quindi, è perfetto con il sushi o gli affumicati di pesce, ma anche con le carni e i salumi: per esempio, lardo di Arnad e miele di castagno o di tiglio». Igles Corelli (fresco di Stella Michelin ad appena 9 mesi dall'apertura del suo nuovo ristorante Atman a Pescia, Pistoia), preferisce il miele al vino, all'aceto e al limone nella marinatura delle carni perché così «risultano più morbide». Anche Heinz Beck della Pergola di Roma, oltre che nelle marinate, lo utilizza nelle salse e nelle glassature «per la sua dolcezza più piena e rotonda». Gaetano Trovato dell'Arnolfo di Colle di Val d'Elsa ci fa il pane salato con grasso d'oca «per esaltare il gusto del grasso» e lo accosta al fior di sale «per metterne in evidenza la dolcezza». Sergio Mei del ristorante Il Teatro de l'Hotel Four Seasons a Milano accosta miele e verdure non solo per le canditure (i pomodori da accompagnare a capesante, scampi o foie gras) ma anche «per estrarre i liquidi, che vengono poi restituiti al piatto emulsionandoli con l'olio, limone erbe e spezie». Nelle cucine di Alfonso Jaccarino a Sant'Agata sui Due Golfi (NA) il miele, proveniente dalla sua azienda agricola Le Peracciole di Punta Campanella, è usato un po' ovunque, compresa la salsa per la frittura di astice e per la pasta frolla, «perché dà friabilità». Enrico Bartolini utilizza il miele, della propria azienda agricola attaccata al ristorante Le Robinie a Montescano, perché dà una «croccantezza leggera, delicata e di grande personalità» e perché nel gioco del dolce-salato «è un protagonista ruffiano, goloso, tecnicamente perfetto». Secondo Paolo Teverini nel suo hotel-ristorante-beauty farm a Bagno di Romagna, dove sul banco della prima colazione tutte le mattine cola miele fresco da alcune arnie, «oltre a dolcificare dà gusto, è più elastico dello zucchero e poi le salse risultano più legate, eleganti e morbide». Lo chef sardo Roberto Petza (che ha legato il suo nome al S'Apposentu di Cagliari) lo utilizza nelle vinaigrette, nel pane, per laccare la carne, per scaloppare il tonno, nel gelato allo zafferano e nella pompia (agrume selvatico candito nel miele) perché «è più naturale e più nostro». Ciccio Sultano del Duomo di Ragusa Ibla, per cultura siciliana e formazione di pasticceria, utilizza il miele per estrarre gli oli essenziali dalle rose e dal gelsomino, candire la pera spinella e la meletta dell’Etna, glassare il maialino nero dei Nebrodi, condire il pesce, nella “stimpirata” e nella caponata verde, per preparare la bottarga!, siringando dentro le uova di tonno, di ricciola o di cernia un’infusione di sale, zucchero di canna, erbe di campo e miele di zagara d'arancio. Ed Eugenio Pol, in arte Vulaiga, fornaio di Fobello, nell'estremo nord d'Italia, usa il polline come agente lievitante della pasta madre impiegata per il suo memorabile pane.
Corrado Assenza e Mielarò
Corrado Assenza del Caffè Sicilia di Noto ha elaborato una sua personale filosofia sul miele, che usa nella pasticceria tradizionale siciliana come nei piatti salati: in una edizione di Identità Golose di Milano ci ha addirittura “salato” l'acqua della pasta! «La sua forza sta nel fatto che è uno zucchero semplice, naturale e irripetibile – spiega Corrado Assenza – e soprattutto nella sua capacità di estrarre e di trasmettere gli aromi in modo morbido e rispettoso della materia prima. Nelle marinature e nelle canditure la leggera acidità e soprattutto la concentrazione degli zuccheri estrae i liquidi e modifica la consistenza dell’ingrediente: il gambero crudo diventa croccante, così il baccalà, il tonno». E per creare una sinergia di sapori e seguire una coerenza concettuale, l’essenza del miele viene scelta in base agli aromi che si vogliono condurre, come nei Mielarò, la linea di mieli aromatizzati creati da Assenza alcuni anni fa (usati da chef stellati) e proposti in tre famiglie, erbe, spezie e frutti, da scegliere in base al profilo aromatico della materia prima: il cappero selvaggio della collina iblea candito nel miele di timo, il pomodoro ciliegino di Pachino in quello di fiori d'arancio, e su un piatto a base di frutta miele di nespolo, di acacia, di melo o di agrumi. Un lavoro di ricerca – dichiara Corrado Assenza – «per liberare dalla chimica l’artigiano, per sdoganare la pasticceria e la gelateria dai prodotti industriali. Gli spagnoli usano i microingredienti e vanno verso l'industrializzazione della cucina. Noi dalla parte opposta, per rendere la cucina sempre più tradizionale».