Raccolta di tutti gli scritti di Blu52

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Messaggioda panini e focacce » 24 mag 2007, 16:03

Gio Mag 24, 2007
..."el cant del gal"...

La radura è ancora immersa nell’oscurità: ma lui sta già arrivando.
Ha abbandonato il grande abete rosso che durante i lunghi e solitari mesi invernali gli ha fornito cibo e riparo..
Adesso i tepori della primavera lo spingono a trovare compagnia, amore.
Un debole chiarore illumina “l’arena del canto” mentre lui si ferma ai margini: il suo piumaggio particolare invia splendidi riflessi verdi e blu mentre sopra l’occhio si nota il suo sopracciglio rosso fuoco, il “caruncola”.
Le penne del mento adesso sono erette e formano una specie di barba mentre quelle della coda, le scure timoniere screziate di bianco, stanno aprendosi a ventaglio.
Adesso è entrato, è contento di non trovare altri suoi simili: vuole solo cantare e non combattere.
Incomincia la “parata” che accompagna col suo caratteristico canto, difficilmente descrivibile, formato da tre strofe: …toc……toc-toc…toc-toc……crrrrrrrrh…
Alla terza strofa lui è diventato sordo, non la sente avvicinare: lui, così schivo e timido, che di solito sente la presenza di una persona nel bosco alla distanza di 3 chilometri.
Non sa che è finita la sua solitudine, adesso comincia la “stagione degli amori”: staranno insieme, ingeriranno in comune quelle pietruzze, dette “gastroliti”, che permetteranno ad entrambi lo sminuzzamento e la digestione del cibo vegetale all’interno dello stomaco.
A volte, verso la fine di questo periodo felice e spensierato, lui tenderà ad esagerare con le gemme di larice e, così, dopo quel particolare momento del suo canto, perderà anche la voce.
Ma per adesso non ci pensa: si gode il suo momento magico. E nella bella stagione, abbandonando la solita dieta a base di aghi di abete rosso, si abbufferà di erbe, foglioline e frutti.
A fine maggio si ritirerà a vita solitaria mentre la sua compagna si appresterà a fare la mamma.
Chissà se, in autunno, mentre passeggia fra i cespugli di mirtilli e uva ursina penserà a loro: però, intanto, deve prepararsi a passare un altro lungo, freddo inverno.
Ma tornerà di nuovo la primavera e lui farà sentire il suo inno alla vita: un canto che scaccia la solitudine, la tristezza del lungo periodo solitario.
Una canzone unica, struggente: “el cant del gal”…

Blu52
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Messaggioda panini e focacce » 28 mag 2007, 17:52

Lun Mag 28, 2007
...Centro storico...

Era bello immergersi in quei vicoli, passeggiare sotto i portici.
Lasciarsi prender per mano dalla Storia, assaporando il presente.
Le case dei vecchi residenti, le botteghe degli artigiani: tessuto e linfa del cuore della città.
Le chiacchiere, i saluti dei passanti: i rumori degli attrezzi da lavoro.
Un’atmosfera unica permeava questo intrico di vie, questi monumenti: ci sentivamo vicini.
Poi ci fu l’assedio del traffico, l’assalto del turismo.
Le multinazionali, le banche, le assicurazioni: tutte vollero una loro vetrina.
Gli antichi abitatori scomparvero a poco a poco.
Nelle notti estive è ancora piacevole ritornarvi, sentire risuonare i propri passi.
Le facciate delle dimore storiche sono state rifatte: vecchi disegni tornano alla luce.
Anche l’acciottolato è nuovo: le moderne vetrine scintillano.
Ma tante finestre sono al buio: il cuore non pulsa più…


(...per intanto ho vinto Kronos: così tempesto...)

Blu52
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Messaggioda panini e focacce » 28 mag 2007, 18:12

Inviato: Lun Mag 28, 2007
...osteria tipica trentina...

Locale storico? Macchè, aperto domenica: le due sale una volta erano un bar.
Allora un nome che evoca qualche periodo di Trento? Neanche, il nome è dato dal numero civico di Via Suffragio (Osteria n° 66, parapomzimpòzimpò…).
La titolare con la cameriera sono sulla porta: guardano se arriva gente.
Canederli in brodo minimalisti: poca carne, brodo di dado.
“Tonco di pontesel”: Gianni Mura può finire di brontolare. Adesso c’è un locale che fa questo storico piatto trentino. Prendendo alla lettera la sua origine: avanzi di carne con sugo “light” (perché questo aggettivo mi sembra una parolaccia?).
Vini trentini, naturalmente, però in bottiglia: sfuso c’è solo il Marzemino ma per il pasto forse sarebbe stato meglio una Schiava.
Vicino ci sarebbe un panificio “doc” ma il piccolo cestino dalla forma esotica riporta solo mezza spaccata tagliata a fettine.
Non arriva gente e la cameriera trentina, che sembra appena uscita da una centrifuga gigante, comunica alla titolare che i prossimi giorni andrà in ferie al mare: intanto va in cucina e si prende un piatto di “tonco” anch’essa.
Finisco con un pezzetto di “grana trentino” (“la boca non l’è straca…). La globalizzazione…: un affare per pochi e una fregatura per tutto il resto. Vicino a me c’è una fabbrica che sforna queste forme “firmate” incessantemente: latte della Baviera, titolare veneto, invecchiamento al minimo.
Caffè, sfido il caldo di ritorno e prendo una grappa all’asperula: brucia il palato, ma mio zio buon’anima a casa sua ne combinava di peggio con questo distillato.
Con gli occhi della memoria vedo questa via com’era prima dei “restauri con bonifica” del secolo scorso: cantine piene di vino e canti, donne perciò “allegre”, profumo di cibo vero…
Saluto Giulia con uno stanco sorriso; alla fine il minimalismo si ritira e il conto è tornito: trenta euro.
A proposito: non ve l’ho detto? Il suo è un nome in codice: questa bella, giovane titolare è una cinese di Shangai.
Alla prossima: dalla Città del Concilio, in odore di rinnovamento, un saluto.

Blu52
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Messaggioda panini e focacce » 31 mag 2007, 6:57

Gio Mag 31, 2007
...CAB...

...verso il pomeriggio inoltrato mi trovo ancora sotto la statua del vecchio Horatio (mese delle rose, A.D. 2007, ore 7 GMT).
Dopo un giorno a piedi: pioggia, freddo, spizzichi di mesei, autobus rosso, impollinazione violenta delle acacie (London, y love you!).
Alzo la mano verso uno dei 20.000 (ventimila!) taxi.
(siparietto)

- cough, cough (tosse asmatica con voglia di vomito)
- Caxton Street, Sir!
- what? (e ti pareva! Non potevo avere uno di quelli che parlano le 209 lingue nella Città che Dondola? No, osservo la faccia, il collo: very, very british.
Excuse me, Sir: Caxton Street (esperanto alla Trapattoni);
- risponde il lazzarone: Chichston Street o Chechston Street?
- (attacco di convulsioni, adesso anche Jola sta belando all'altro finestrino)
- Caxton Street (cough, cough) Sir!
- espressione british (traduci liberamente in cavallina);
- What? (impassibile, voce ferma e cortese ma decisa)
- (raccolgo le ultime forze, alzo gli occhi verso il vice-Ammiraglio: Lord Horatio Help me)
- raschio la gola;
- viene un urlo (non mi piace parlare nè tantomeno scrivere volgarmente ma insomma la x si era tramutata in una serie di ultime consonanti dell'alfabeto)
- il licantropo accenna una smorfia di sorriso: Yes, Sir. Right!
(otto minuti dopo sono in questa dannata traversa di Victoria Street, il portiere apre la porta alla mia Lady e inarca - leggermente, siamo inglesi... - un sopracciglio vedendomi inginocchiato che pago il mio driver, fafugliando saluti. auguri, scuse (+ baci&abbracci).

(Ah, London...London: con 40 anni di ritardo sono qui! Spiego a Jola che voglio inventare le gonne corte per le fanciulle in fiore e i capelli lunghi per chi vuole inventare un genere di musica nuova ma mi tira per la manica dicendomi che ci hanno già pensato)

(Bonne Journèe: è giovedì il mio giorno preferito e il cielo è blu - il mio colore preferito e...e...il cielo è sereno, io lo sono, vorrei che lo foste anche voi...
P.s. Il mio amico Gelso892424 sospetta che in mezzo al cardamono la mia speziale preferita abbia infilato un allucinogeno...mah!)

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Messaggioda panini e focacce » 5 giu 2007, 9:02

Mar Giu 05, 2007
Oggetto: ...lotta sul filo dei secoli...

Stanfords: il negozio più fornito di carte e mappe al mondo ( risale al 1852).
Mi tremano le mani mentre osservo "Clementine" al lavoro: è "glam", le sono affezzionato.
Picchiettio sulal spalla, un distinto signore mi chiede se può conoscerla: bè, è maggiorenne!
La soppesa con lo sguardo poi estrae un foglietto striminzito su cui scrive: + 100!
Sono commosso e spendo quattro delle dieci parole nella loro lingua nativa: "Thank you, very much!"
Piccolo segno col dito (perchè mi ricorda quell'arpia della mia vecchia "prof" di steno?).
Altro foglietto stitico: + 150?
(che musica accompagna la sconfitta? Capite perchè si parla di perfida Albione?).
Prendo la mia dorata portamatite, un capolavoro orafo con possibilità di mettere la data del giorno sulal ghiera, è la ripongo nel taschino dalla parte del cuore, dopo una carezza e un bacio furtivo.
La sua, platinata, satinata scintilla ancora orgogliosa e vittoriosa al sole.
Ma per me, "Oh, my darling Clementine" sarai sempre unica perchè hai la stessa data di nascita di mia nonna.
Esco, spalle curve e trascinando i piedi: ma ci riprenderemo...

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Messaggioda panini e focacce » 6 giu 2007, 6:29

Mer Giu 06, 2007
...La Città che Dondola...

Improvvisamente la tozza ala dell’aereo di linea inglese si rianima, si trasforma e i flap, gli slat e gli spoiler incominciano il loro misterioso balletto: stiamo atterrando su Gatwich.
Il traffico è molto intenso: l’effige di Horus, il Dio dei Cieli, risplende al sole sulla fusoliera dell’aereo egiziano parcheggiato poco distante da noi: adesso un altro mezzo che rappresenta la compagnia più vecchia del mondo, la KLM, sta rullando sulla pista di decollo.
Il “Gatwich Express” dopo l’iniziale sbandamento seguito alla privatizzazione dei trasporti, ora ne è il miglior biglietto di visita riguardo alla loro efficienza.
“Victoria Station” ci ricorda il loro grande impero: il Pub “Prince Albert”, stretto fra i grattacieli, simboleggia questa città: che si adatta, si trasforma continuamente: che accetta, assimila i cambiamenti, rispetta il passato ma, nello stesso tempo, è sempre e comunque proiettata verso il futuro: il laboratorio del mondo.
Il nostro è un albergo molto antico: come tante altre cose .
Nel caso di necessità si potrebbe usare la campana di bronzo oppure il passaggio sotterraneo ma difficilmente servirà poiché l’isola non è mai stata così in salute.
E’ domenica sera: siamo nell’occhio del ciclone e spira una calma irreale. La City riposa, il potere religioso, politico e quello dei reali sono a contatto .
Camminiamo, sotto sentiamo la vibrazione della “Tube”, la metropolitana più antica del mondo. La brezza ci porta l’odore dei cavalli della vicina scuderia della Guardia Reale mentre, in un vicolo di una strada parallela, potremo pensare al profumo del potere: oppure sarebbe giusto, soprattutto per un inglese, ribaltare l’equazione?
Fotogrammi. M.me Tussaud’s: volti e corpi di persone che hanno guidato il mondo. La sposa lungo il marciapiede che cammina svelta, le spalle scoperte, mentre il giovane marito gli sorregge lo strascico.
London Eye: ma tutto il mondo oramai ha gli occhi su questa capitale. Dopo la Parigi dell’800, la New York del 900 adesso è il suo turno: il terzo millennio è suo.
Chinatown: i ragazzi che si guadagnano da vivere trainando risciò con la bicicletta.
La City: durante la settimana lavorativa implode e da 5.000 residenti passa a 300.000 persone, frenetiche, indaffarate poiché ormai la finanza mondiale, i commerci internazionali sono di casa qui. Così è sorta Canary Warf con grattacieli come funghi ideati da celebri e geniali architetti. La gente comune alcuni li ha già battezzati: il “cetriolo”, “l’ananas” .
Descrivere Londra in un piccolo scritto, la sua sterminata periferia è un compito improbo. Si spossono fare solo cenni, piccole pennellate di colore, fili di musica.
“Rule Britamnnia”: le sfumature della loro arte secolare di comando si nota nel come riescono a motivare, a vagliare le moltitudini di giovani che vengono a lavorare negli uffici finanziari.
Il tempo inglese: freddo, pioggia e poi squarci di un sole splendido che fa aprire le sedie a Hyde Park come le margherite sul prato in primavera. Il loro carattere: splendori e miserie, vizi e virtù ma il tutto forgiato nell’acciaio, venature di sottile perfidia addolcite dalle loro battute fulminanti e condite dal famoso “humour inglese”.
Tutte le grandi metropoli hanno un’anima che ti prende, ti coinvolge e ti avvolge: ma Londra ancora di più: E così cammini per Fleet Street, l’antica capitale della carta stampata, visiti una delle cattedrali storiche del tè e, attraverso un intrico di viuzze, arrivi alla vecchia casa georgiana del Dr. Johnson.
Il pericolo a volte è quasi invisibile: due piante infestanti che stanno mettendo a rischio le prossime Olimpiadi del 2012 e un granchio che sta minando le sponde del Tamigi, entrambi difficili da combattere e vincere.
Ma gli anticorpi sono insiti nel gene di questa gente che è stata vinta solo da Giulio Cesare e poi, per terra, aria e mare ha respindo i due grandi dittatori di Francia e Germania.
Fare apparire piccole le cose grandi, noiose quelle eccitanti, familiari le novità.
Penso che questo pensiero tipico dei dirigenti dell’epoca tardo-vittoriana possa riassumere il fascino immutabile dell’antica, giovane Inghilterra.

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Messaggioda panini e focacce » 7 giu 2007, 12:46

Gio Giu 07, 2007
...saluto al 52...

Care amiche e amici, “coscritti!”

Ecco, quest’ultima parola sintetizza il legame che ci unisce: siamo nati nello stesso anno e tanti di noi hanno trascorso assieme nello stesso paese i primi anni di vita e le migliori stagioni: l’infanzia e la fanciullezza.
Poi le nostre strade si sono divise per scegliere il tipo di lavoro, per fare il militare e qualcuno di noi è anche andato via in altre località oppure all’estero ma il sentimento che ci accomuna è sempre rimasto intatto..
Adesso, a 55 anni, alcuni sono in pensione: ma non per questo sono meno attivi, anzi! Essendo liberi da orari di lavoro possono dedicarsi ad altre attività più piacevoli e interessanti, coltivare i loro hobby, le loro amicizie e stare più vicini alle famiglie.
In fondo i lavori, le cariche sociali sono delle sovrastrutture artificiali perché quello che veramente conta è come siamo dentro, chi siamo diventati e cosa la vita trascorsa ci ha dato : o tolto per sempre.
Abbiamo affrontato le prove dell’esistenza superando molti problemi con fatica, sacrificio e tanta buona volontà: adesso avvertiamo i primi scricchiolii del nostro corpo e qualche, più o meno grave, problema di salute.
Oggi non pensiamoci più che tanto: costeggiando il lago di Garda, saremo in bella compagnia, sarà bello stare assieme e faremo di tutto per assaporare al massimo il nostro “Augenblich”: l’”attimo fuggente” di Goethe.
Del resto fu proprio il breve viaggio notturno in barca a vela di quest’ultimo fra una delle capitali mondiali del vento, Torbole, e una cittadina dal paesaggio e clima particolare com’è Limone a fargli scrivere, una volta ritornato in patria, i versi struggenti ed eterni della “Sensucht”, la nostalgia.
Ogni nostro passaggio dell’età della nostra vita che abbiamo trascorso assieme, in qualche località, ci ha donato dolci e belli ricordi.
In fondo possiamo paragonare lo scorrere della vita ad un viaggio: all’inizio si hanno mille ansie e timori, magari si parte un po’ troppo forte e c’è qualche sbandamento in curva e così, non conoscendo ancora bene la strada, la macchina e il nostro corpo, li maltrattiamo entrambi.
Ma poi subentra la consapevolezza, la riflessione, la meditazione: impariamo a capire il nostro motore, la carrozzeria e quelli del veicolo, a rispettare entrambi : così incominciamo a diminuire la velocità.
Il paesaggio dal finestrino ci apparirà diverso, con colori più nitidi e vivi e sentiremo tutti i profumi della natura che stiamo attraversando.
Ci rendiamo conto che, del viaggio, non è tanto importante il dove ma il come.
Siamo in tanti e nominare una persona, magari dimenticando un’altra, non sarebbe un omaggio alla prima ma, principalmente, un torto alla seconda: perchè così va il mondo.
Permettetemi però un commosso, intenso e struggente ricordo e un pensiero riconoscente unito ad un doveroso ringraziamento.
Il primo è per due persone che non sono più con noi ma sempre presenti nel nostro cuore: non dimenticheremo mai l’esuberanza fisica di Alcide così come il dolce sorriso di Elvira.
La seconda citazione è per una nostra coscritta, e mia vicina di casa, che ha saputo affrontare grandi prove della vita con molta forza d’animo: ma, nonostante tutta, Nives è sempre stata il motore inesauribile del nostro gruppo.
Finisco perché questa giornata deve essere un intervallo di gioia e non di noia: statemi bene, siate sereni!

(Anonimo Trentino…naturalmente “coscritto”).

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Messaggioda panini e focacce » 12 giu 2007, 17:10

Mar Giu 12, 2007
...festa di classe...

La nostra valle è già stata attraversata in tutta la sua lunghezza: poi Trento, le Sarche.
Riva, la porta del Lago di Garda: prendiamo la motonave.
Passiamo Torbole, una delle capitali del vento. Qui ci veniva Kerstin con la sua famiglia dall'Austria quando era libera dagli impegni di studio e sport. Il vento: la sua passione. Quello del windsurf, quello della discesa libera. L'ultimo, quello della velocità sulle automobili, la portò via per sempre: un mese dopo compiva vent'anni.
Maurizio mi racconta che, in fabbrica a Zurigo, a volte si blocca ricordando episodi della nostra prima gioventù e chiedendomi quando arriverà la vecchiaia.
E' già qui, amico mio, anche se sembra una parola eliminata dal vocabolario. E noi ne siamo la controprova vivente: il peso dei ricordi ormai supera le speranze per il futuro.
Leggo il giornare per bloccare l'ondata di emozioni che salgono come polle acqua dalle risorgive. Il solito menù: atrocità familiari, polemiche politiche, frodi alimentari e sportive.
Limone, i cui abitanti possiedono quel gene speciale: boschi di ulivi e serre di cedri e limoni.
Malcesine, Gargnano: qui alla "Tortuga" si assaporava un pesce di lago cucinato in modo eccellente ma la seconda generazione ha idee un pò diverse in fatto di alta cucina.
Gardone Riviera: una delle mete del "Grand Tour" della "Belle Epoque. Il bar in fondo alla piazzetta Wimmer ha venduto da tempo la più grande collezione di whiskey del mondo. Andando verso Salò c'era una splendida assurdità: la spiaggia del Rimbalzello, ormai cancellata dal grande albergo moderno di turno.
Costeggiamo il marciapiede del Grand Hotel per andare dal pullmann che ci aspetta. Ricordo Jola, appena arrivata 17 anni fa, che camminava sopra un lunghissimo tappeto rosso con un paio di bermuda a fiorellini e armata del suo solito irresistibile sorriso.
Su una tabella vedo che hanno cambiato nome al giardino botanico del Dottor Hruska, situato poco distante dal Vittoriale di D'Annunzio.
Andiamo verso Custoza, teatro di una nostra sconfitta durante la terza guerra d'indipendenza.
Dopo pranzo ci spostiamo a Sirmione: è la sintesi di questo lago, affollato, stravolto e assediato dal turismo.
Ripartiamo in autostrada: dispiace sempre lasciare il Garda e ci sentiamo vicini alla "Sensucht" di Goethe.
Il verde della nostra Valle ci accoglie: nel nostro paese c'è una festa di addio al celibato, una studentesca con un gruppo rumoroso musicale; in un altra frazione sparano fuochi artificiali per festeggiare S. Antonio, il nostro patrono.
L'ora degli addii. Baci, abbracci, promesse di rincontrarci: atmosfera agrodolce.
Ritiro la mia piccola Y10 Turbo seminascosta da una siepe di baracconi asiatici luccicanti e mi avvio verso casa.
La festa è finita.

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Messaggioda panini e focacce » 15 giu 2007, 16:47

Gio Giu 14, 2007
...la musica del cuore...

La “rocK star” è sicuramente lui.
Tiziano possiede un grande carisma umano che deriva dalla sua sensibilità e leggerezza d’essere: il Primiero con una dolce venatura veneta.
In questo è coadiuvato dal suo braccio destro, il batterista preferito: Gino.
Ma la magia di questa musica deriva principalmente dalle sue coriste.
Oliva è stata la prima persona incontrata nella vecchia sede: così i suoi occhi verdi contornati da un grazioso visetto sono diventati il mio “impriting” della banca.
Ma l’armonia, un “mix” di dolcezza, comprensione, amabilità e conoscenza continua con il dolce sorriso di Francesca e quello pieno di calore di Mara.
L’atmosfera: Paola ti sovrasta con la sua esuberanza fisica.
La nota acuta: la grande disponibilità e sensibilità di Elisabetta.
Il finale: gli occhi straordinari, cangianti alla luce, di Sabrina.
Adesso la canzone va in dissolvenza: quando andrà via, Tiziano sentirà un po’ la nostalgia della sua dolce “band” come del resto tutti noi , amici, conoscenti e clienti sentiremo la sua…
Ma adesso non pensiamoci: la musica è ancora forte e ti coinvolge, ti avvolge; ti ispira e ti commuove.
Signore e Signori, ecco a voi le:
Tizian’s Girl!!!

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Messaggioda panini e focacce » 15 giu 2007, 16:48

Ven Giu 15, 2007
..Mondo Pollo...

“Mes amis”, non credete alle apparenze: il pollo è furbo.
E anche avido, tra l’altro (purtroppo!).
Non guardate il piccolo schermo (neanche il grande, se è per quello…).
L’aviaria è stata solamente un mix di varie cose: ma qui non parliamo di politica, né di economia e neanche dello sterco del diavolo.
Parliamo di polli, di come crescono sani e zampettano su per le “Montagne della Luna”, fanno figli, nipoti e pronipoti.
Adesso chiediamo al (mancato) giardiniere di portare qualche fiore dal parco (a casaccio…), “Lawrence” (di Fonzaso) farà il “Dj”, Edy ha il fisico, l’abbigliamento e le movenze di un cantante rock.
Io ci metto una torta dei nostri cugini transalpini, voi quei beveroni automatici che si chiamano in vari modi (bleah!).
Vabbè: che la festa cominci!

Blu52 (*)

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Messaggioda panini e focacce » 16 giu 2007, 15:39

Sab Giu 16, 2007
...i monti dei pastori...

Wilderness: la lingua accarezza le consonanti, le lambisce, le prolunga; la parola rimane sospesa nell’aria, effondendo attorno le sue magiche vibrazioni…Wilderness: quello vero, autentico. Il Lagorai è la sintesi perfetta del Trentino: monti, boschi, laghi.
Il turismo lo ha solo lambito ma non condizionato, così come gli impianti di risalita nelle sue zone nord-orientali: il legname è ancora la sua risorsa e ricchezza principale. Il legname: la sua lavorazione condensa gioia, fatica e soddisfazione.
Lui è partito di propria iniziativa dalla Slovenia, inseguendo quelle due cose che cercano durante la vita tutti gli esseri viventi: spazio e libertà. Si è fermato un po’ nella magica terra del Picolit, poi ha varcato il confine attraversando un fiume carico di storia, il Piave.
Ha disdegnato le Dolomiti Bellunesi, il Parco dello Stelvio e qui ha trovato il suo habitat ideale. Ogni tanto fa qualche fugace apparizione come una star; poi si rifugia nel folto dei boschi. Adesso questi posti li sente suoi: raramente l’istinto tradisce l’orso solitario.
Ma ci sono ancora degli arrivi, suggestivi e affascinanti: la lince ha attraversato il confine austriaco, il gipeto è partito dagli Alti Tauri e la civetta capogrosso, il piccolo rapace notturno, in primavera arriva addirittura dall’Artico; ma, per fortuna, trova uno dei tanti nidi artificiali costruiti in precedenza dai bambini, commossi e premurosi apprendendo delle sue fatiche.
Loro amano queste terre, diventate ormai la loro casa. E’ una casa arredata in modo superbo, sapete? Rododendri e orchidee nelle radure, più in alto ci sono le stelle alpine e le sassifraghe.
Inoltre, hanno compagnia qualificata: aquile col loro splendido volo nel cielo; mentre nei pianori, nei ghiaioni e fin su nelle vette c’è la leggiadra corsa dei caprioli, dei cervi, degli stambecchi.
Come sarebbe bello prendersi qualche giorno di libertà, andare da uno di quei piccoli, cocciuti quadrupedi di Hafling e, mentre si accarezza la loro splendida criniera, sussurrargli di questi monti, delle strade sterrate, delle mulattiere di guerra, dei sentieri. Lui risponderà con un nitrito entusiasta: nelle vene ha gocce di sangue di suo cugino il mulo, conosce l’erto e possiede un naturale equilibrio sugli strapiombi.
Salire la Val dei Mocheni, una “enclave” speciale, costeggiare il Lago di Erdemolo: il nevaio non c’è più, cancellato dal caldo inusuale di questa estate. Ma andiamo avanti: un gregge di pecore, una grande abetaia, un altro lago sul cui specchio si intravedono le nuvole del cielo e la corona dei monti circostanti.
Non andate via, non abbiate fretta: l’Arcadia è qui, nulla è cambiato!. I secoli sono passati su questi posti come gocce di pioggia sulle loro rocce di granito. Alla sera, al riflesso del fuoco, ci si sente compenetrati da questa Natura: poco distante c’è una famiglia di funghi.
Krawiec! Il sarto: la lingua polacca conserva sempre un filo di poesia nell’indicare le cose; come questo “Leccinum Vulpinum”, il Rossino oppure detto Porcinello dei pini. E’chiamato così perché cresce sotto le conifere, quasi esclusivamente pino silvestre: porta spesso aghi infilati sul cappello, come facevano una volta i vecchi sarti che li infilavano nel panciotto per avere le mani libere.
E’ in giro da ore, adesso sta rientrando: si ferma vicino a un abete, lo graffia come fanno i felini ed i plantigradi quando sono soddisfatti: un cupo brontolio esce dalle sue fauci, che poi si trasforma in un ruggito che scuote il bosco profondo.
Il ruggito esce dal bosco, sorvola la radura, costeggia il lago e si inerpica per il ghiaione: adesso ha raggiunto la cima più alta, i quasi 3.000 metri della Cima Cece; lì si espande e l’eco lo rimanda nelle valli circostanti.
Spunta l’alba, il sole fa capolino prima timidamente; poi, con sempre maggior forza, illumina tutto il crinale.
Prima di ritirarsi, dà ancora un’ultima occhiata verso di loro: adesso i monti sono dorati, lucenti.
Scintillano utilizzando il gneiss e le rocce vulcaniche contenute in esse.
E gli sorridono…

(...dalla vecchia cornucopia: ma mi sorge il dubbio di averlo già pubblicato nel Forum. L'ho riesumato per la mia dentista: Sabrina è brava ma implacabile, però ama la montagna e forse proverà un pò di pietà...)

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Messaggioda panini e focacce » 21 giu 2007, 21:40

Gio Giu 21, 2007
...quelle mani tremanti...

Avrei dovuto intuirlo: quell'incidente di novembre e le ripetute, prolungate assenze dalla sua piccola, vecchia pasticceria di Trento.
Adesso è al di là del banco: mi ringrazia per un piccolo pensiero di qualche mese fa, mi chiede di tornare appena mi sarà possibile.
Annuisco e prometto.
Mi porge il caffe: la tazzina sbatte contro il piattino e il rumore mi si amplifica dentro, mi fa star male.
Gliela prendo in fretta e finalmente capisco.
Ritira subito le mani e le nasconde sotto il bancone, aspettando la fine della crisi.
Quel morbo è un killer spietato e silenzioso: ti toglie la dignità giorno per giorno e al suo posto ti lascia paura e insicurezza.
Per più di mezzo secolo quelle mani hanno usato i lieviti, modellato paste di tutti i tipi: preparato il pane fresco per la sua famiglia.
Le stringo i polsi, fermo quel movimento: accarezzo le sue spalle, incontro i suoi occhi.
Un lungo, dolce e struggente sguardo che vale più di un lungo discorso.
Saluto il cognato: esco col cuore pesante.

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Messaggioda Typone » 21 giu 2007, 22:48

Mer Giu 20, 2007
...Le leggi nel Bel Paese...

Atto 1° - scena II: il ministro di turno, trionfo e sorridente, spiega le leggi che ha discusso col suo governo. Un occhio al suo collegio elettorale, un altro alla massa di elettori passati, presenti e futuri. Il messaggio: stiamo lavorando per Voi, per un futuro migliore, per il vostro benessere etc…etc…(fondale: flash incessanti dei fotografi, battimani della “claque”).
(cric…cric…cric…). Rassicuratevi: non sono le termiti ma la limatura che viene fatta alle sopracitate ad opera dei vari “gruppi di interesse” nelle due Camere.
Scende in piazza il popolino: urla, bandiere. E’ auspicabile la pioggia per la celeberrima esclamazione.
(il “gobbo” segnala al regista di mettere in sottofondo il rumore della folla inferocita).
Seduti sul divano guardiamo il telegiornale: a seconda del colore, si stigmatizza o si enfatizza la manifestazione popolare. A seconda degli intervistati: un milione di persone, oppure trecentomila. A scelta anche: uno sparuto gruppetto.
La categoria interessata fa scioperi: lunghi, a singhiozzo, misti. (rumori di fondo: interviste ai sindacalisti, ai lavoratori, telegiornali. Sciopero: riuscito, fallito o così così. Ma tutti si dichiarano soddisfatti.
Passano i mesi…gli anni…i decenni…i secoli (bè, non esageriamo: tirate via l’ultima parola).
Fondale, rumori di fondo: fondale nero immobile. Rumori di fondo: nessuno.
Il silenzio dei colpevoli…

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Messaggioda Typone » 22 giu 2007, 17:18

Ven Giu 22, 2007
...asolando...

E’ il tardo pomeriggio: entriamo a Asolo e troviamo posto anche nel piccolo parcheggio del centro. Il Caffè Centrale dei due gemelli è sempre una gradita sosta: l’aperitivo di stagione è il “Rossini” a base di fragole.
Il ristorante “Due Archi” è chiuso: una volta si chiamava “Number One”. Il vecchio proprietario vestiva come un Commodoro e l’interno, del resto, assomigliava alla cabina di un veliero antico.
Dagli spalti del castello si vede la campagna veneta avvolta nella foschia della calura: tutto attorno i verdi colli di questo borgo magico che gli inglesi, da Browning in poi, adorano.
La bottega di Gigi non c’è più: carte antiche, inchiostri speciali, legatoria. Il soffio del respiro della Regina Caterina Corsaro che influenzò in maniera notevole questa località.
La casa di Eleonora Duse; Villa Cipriani adesso è di proprietà di una catena alberghiera. Poco lontano a Casonetto, all’incrocio di tre strade, c’era il ristorante di pesce Gigi Bindi: una vera oasi per il cibo e la natura che lo circondava.
Silene crea camicie particolari combinando estro, stoffe pregiate e colori: un piccolo variopinto antro magico.
La Locanda “Cà Derton” cara a Montanelli (“peste e corna a chi ne parla male!”). E come sarebbe possibile? Nino è tanto grande di statura quanto è umile e capace come cuoco: sua moglie Antonietta, che porta il nome di mia mamma, è la dolcezza fatta persona. Enrico, il figlio: 183 cm. (se ben ricordo) di passione per i vini, per la cucina, per la gente, per tutto.
Nella piazza centrale, una volta al mese, c’è un interessante e valido mercatino dell’antiquariato.
La grande viaggiatrice e scrittrice inglese Freya Stark visse giusto un secolo e morì qui: adesso riposa nell’Oasi di Sant’Anna.
Solstizio d’estate: la musica del “Cafè de Mer” fa da sfondo. Anni fa, in questa settimana, ero nel Ponente Ligure: adesso ritrovo un po’ di questa atmosfera in un vino bianco biologico delle Cinque Terre.
La vita che fluisce, che scorre come sabbia da una clessidra. Ricordi di cose e persone, attimi di nostalgia: e sprazzi di gioia e serenità con la mia Jola.
Asolando…

(Asolo, 21 giugno 2007)

Blu52
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Messaggioda panini e focacce » 25 giu 2007, 7:05

Lun Giu 25, 2007
...miniblog del lunedì...

Esco prima delle sette ma riprendere la settimana lavorativa non mi crea alcun trauma.
I vacanzieri vanno da casello a casello mentre io da casa a casa: da quella dove abito all'altra dove abitavo.
Bikotto (figlio di Biki e di un play boy di campagna) mi aspetta al cancello ansimante: stremato dopo quasi due ore del suo sport preferito (che sarebbe correre dietro ai caprioli che scendono dal monte al primo albeggiare).
Mio fratello Elvio è gia in ufficio, mio padre Orfeo ha già innaffiato tutte le siepi e fiori attorno compreso le surfinie che ha piantato in due lunghi vasi di legno e messo sotto la finestra del mio studio.
Entra mia mamma Antonietta e mi fa la solita domanda: prendo subito il caffè o dopo con Jola? Alla mia risposta di sempre, la seconda, esce: ma ripeterà la stessa ogni quindici minuti circa per le prossime due ore.
Invio qualche lettera elettronica urgente: uno sguardo ai mattinieri del Forum.
Alle otto andrò a trovare il mio amico e coscritto Antonio nella sua officina di meccanico: lui ha sempre nei locali anche qualche auto d'epoca che cura con passione e che ti inviano intensi messaggi dal passato da parte di artigiani unici al mondo.
La sua sterminata collezione di cassette e cd gli fornisce sempre musica francese che ascolta con nostalgia e gli ricorda la prima parte della sua vita trascorsa nel Canton Giura, nella Svizzera nord occidentale.
Andremo nella solita "locanda di campagna" da Renzo e berremo i soliti due caffè per ognuno: ma rassicuratevi, lui è molto parco nella concentrazione della miscela.
Lungo la superstrada ci sarebebro locali forse più belli e ampi però non saremmo più dei nomi ma solamente dei numeri.
Buon inizio settimana...

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Messaggioda panini e focacce » 26 giu 2007, 10:54

Mar Giu 26, 2007
...quel canto...

Quando sono in qualche città, mi manca: così come mi mancava domenica in riva al Lago di Caldonazzo, mentre osservavo la lunga fila dei “laser” dei bambini che abbandonavano la riva sotto la guida di Gianni e sotto lo sguardo di Virgilio e Biancolina, i due cigni che nuotavano davanti al canneto, orgogliosi con il loro erede.
L’ho pensato durante la notte, mentre osservavo dalla mia verando le luci del nostro piccolo paese e i profili variegati e sfumati dei monti che gli fanno da corona.
Adesso sono gli uccelli notturni a fare da sfondo alle mie riflessioni: manca la grande solista, l’allodola.
Al mattino due cose mi riportano alla realtà: una striscia di luce che filtra dai balconi e il loro canto diurno. All’appello non ci sono alcuni soggetti del coro: adesso devono curare i piccoli nati da poco. E anche qui è assente, purtroppo, il contraltare alla grande cantante della notte: l’usignolo.
Una coppia di picchi muratore ha approfittato della piccola casetta che avevamo nascosto nella sommità del grande faggio lungo il nostro viale.
Il canto del cuculo non rallegra più il bosco: i suoi versi particolari, che conclamano la primavera, sono svaniti da poco con l’arrivo dell’estate.
Apro la finestra del bagno: sotto la boscaglia continua il concerto, a volte sommesso altre più nitido.
In montagna non si sente più un verso unico, struggente, intenso: l’urogallo è già tornato nella solitudine delle sue foreste.
Mattina presto: anche quando lavoro e sono impegnato quel sottofondo spontaneo e musicale mi dona ristoro come la brezza fresca dopo un periodo di afa e calura, rallegra lo spirito, rende lieto e leggero il cuore.
Un canto libero, non condizionato da niente e nessuno: il canto della natura, della bellezza e della poesia del Creato.
Il canto degli uccelli…

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Messaggioda panini e focacce » 27 giu 2007, 16:14

Mer Giu 27, 2007
...8 giugno 2007...

Il centro di Trento è congestionato e in una delle vie principali stanno mettendo l’”oro rosso” della Val di Cembra: il porfido.
Così svicolo, nel senso stretto e letterale del termine. Infilo una serie di vicoli in successione che mostrano gli scorci più veri e caratteristici della città, lontani dall’iconografia ufficiale.
Arrivo alle spalle di una delle piazze più belle d’Italia : Piazza Duomo.
Ancora due vicoli, in mezzo c’era una volta un’autorimessa: adesso opera un “wine bar” molto interessante.
Un istituto religioso, che cura vari indirizzi scolastici, è di fronte e in mezzo c’è una piazzetta di solito molto silenziosa e tranquilla.
Non stamattina: uno sciame di giovani esce dall’edificio, lo circonda, ne invade la piazza, la intasa.
Un folto gruppo prende posta in una lunga tavolata del locale: bibite, battute di spirito, scherzi goliardici. Anch’io siedo a un piccolo tavolino fuori, vicino all’entrata e con la sedia appoggiata al muro.
A volte ci sono brevi periodi di silenzio e riflessione e alla gioia del momento subentra l’ansia: per il futuro, per il lavoro, l’amore e altro. C'è un velo di tristezza per un periodo che finisce per sempre, per le persone che si lasciano.
Arriva la cameriera che porta il nome della dea della caccia e ha occhi particolari, cangianti: sono belli e sorridono. L’antipasto di pesce è molto curato e appetitoso.
Alcuni ragazzi hanno una vaga peluria sul volto che definire barba e baffi sarebbe azzardato nonché prematuro: qualche ragazza ha già il corpo formato da donna, altre sembrano ancora bambine. L’olio è della Sicilia sud occidentale: porta un nome particolare e sprigiona un gusto intenso.
Così come le loro emozioni: una ragazza minuta e col baschetto nero, si copre il viso con le mani e scoppia in un pianto dirotto, invano consolata da tutti. La titolare è molto brava in cucina e una convinta europeista, credo di capre: i suoi figli fanno di nome Thomas, David, Manuel.
Continua l’afflusso delle “station wagons” dei genitori: baci, abbracci, saluti, ultime foto col telefonino. Piercing, tatuaggi, ombelichi esposti al primo sole d’estate, jeans stracciati e a vita bassa: tutto l’armamentario imposto dalle icone della musica e della moda alla ricerca di un simil-sex. Manuel mi confida che l'altro giorno avevano in cucina anche un crostaceo particolare: l’astice blu.
Il caldo sale, la piazza si svuota. La giovinezza è un crogiuolo di sentimenti, di confusione, la forza intatta di rinnovare e rinnovarsi. Voglia di cambiamenti, di ribellione: e, per fortuna, ancora nessuna cicatrice nell’anima.
L’ultimo abita in città e si allontana in “mountain bike” col suo zainetto colorato sulla schiena. Il vino di un bravo produttore trentino mi lascia in bocca un retrogusto fresco e fruttato mentre ricordo anch’io quel giorno particolare.
Ma torniamo a oggi, 8 giugno 2007: un venerdì.
Ultimo giorno di scuola…

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Messaggioda panini e focacce » 28 giu 2007, 7:03

Gio Giu 28, 2007
...gocce di pioggia...

Piove: le gocce rimbalzano sull’asfalto, lambiscono le opere di ferro battuto di un grande artigiano dell’ottocento e si fermano rapprese sul leone alato. Il Leone di Venezia qui è in posa “friendly”: libro aperto e coda bassa poiché Feltre è sempre stata una fedele alleata della Serenissima.
Costruttori e distruttori: la Lega di Cambrai, per punirla di questa alleanza, l’ha rasa al suolo ma i veneziani in seguito l’hanno ricostruita interamente. Ancor oggi si gode la vista della sua leggiadra architettura, dei colori pastello che inviano un messaggio di serenità e fiducia.
Aspettavo la pioggia poichè un quarto d’ora prima Jola al telefono mi comunicava che pioveva a dirotto in Valsugana e, per il gioco delle correnti, era lecito aspettarla anche qui a Feltre: “piogge pluviali” direbbero quei comici involontari che danno i notiziari al piccolo schermo.
Poi, per mangiare, ho spento il guinzaglio elettronico: come si dice, siamo sempre e comunque connessi ma comunichiamo sempre di meno. Certi comportamenti di giovani e anziani lo dimostrano: sono urli silenziosi di frustrazione contro l’abbandono, la solitudine o, peggio ancora, l’indifferenza.
Siamo sempre e comunque controllati, scrutati, esaminati, criticati: anche, purtroppo, usati nostro malgrado. L’unica cosa che nessuno può controllare è il pensiero, il pensiero libero applicato alla fantasia, all’intelligenza, alla creatività.
Forse qualcuno un giorno mi spiegherà cosa significa esattamente “scienza della comunicazione”: è un’immagine che non mi piace, io preferisco arte.
La gente ha bisogno di parole, di carezze, di comprensione: vuole serenità, tornare a credere nel futuro, nei suoi simili.
Fare l’alba in una discoteca è una trasgressione? Può darsi, ma quel vecchio padrone di rifugio sulle Dolomiti è quasi cieco e lui la vede lo stesso, l’aspetta, ne gioisce e ne parla.
Come si può descrivere, rappresentare l”enrosadira”: non si può, ci vorrebbe un cantore greco oppure uno studioso della mitologia. Quell’incendio, l’anima della montagna che ti fa dimenticare la fatica del giorno precedente, i graffi della roccia, le paure e il freddo della notte: quella carezza fatata piena di luce e calore, quella promessa, il bacio della principessa di pietra. Tutte le donne sono belle: tutte le montagne sono meravigliose.
Le gocce di pioggia continuano a cadere: raccontano di queste cose e di molte altre…

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Messaggioda panini e focacce » 29 giu 2007, 8:15

Ven Giu 29, 2007
...i Cieli di Romagna...

Una notte d’estate, un cielo stellato, una canzone.
Il cielo di Romagna è vario, multiforme, cangiante: è formato da molti strati e da mille impalpabili, evanescenti veli.
Ogni strato nasconde un suo segreto, ogni velo porta con sé il suo mistero.
Andar per mare: il vento ti porta verso l’orizzonte indefinito, mentre i profili delle coste sfumano. I gesti della vela: gesti antichi, eppure sempre attuali. Ognuno ha un suo perché: e tanti hanno finito per assumere un significato del vivere.
La cucina ha i riti, i preliminari dell’amore. E’ ricca, gustosa: ha i profumi e i sapori forti di questa terra e di questo mare.
E la musica è dappertutto: è nell’aria, nella parlata, nelle battute sempre belle, sapide ma mai caustiche, nella dolcezza dello sguardo delle persone.
Il traghetto unisce le sponde del canale: così come la calda umanità di questa gente va oltre la differenza di lingue, di nascita e di religione.
Lampi negli occhi bruni delle ragazze, labbra rosse e gonfie come ciliegie mature, il candore abbagliante di un sorriso: le promesse d’amore.
Tutto si fa per amore: e così niente pesa ma ogni cosa induce alla gioia, al piacere, come il vivere in questa terra così ospitale.
Adesso i brevi giorni di vacanza sono finiti ma basta usare gli occhi della mente per tornare a rivederli, con i loro colori cangianti, allegri, pieni di gioia e di vita.

I cieli di Romagna…


(per gli “Amici della Vela” di Cervia e per la Signora Corinna…: Cervia primi di luglio 2006)
(…e per Ila con un doppio sincero augurio: che le sia lieve lo studio oggi così come la vita domani…)

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Messaggioda panini e focacce » 29 giu 2007, 22:09

Ven Giu 29, 2007 '
...caprioli euforici...

- due ventenni della Città della Quercia (Rovereto)
- voglia di lavorare il ferro, il legno? Macchè...
- seminare marijuana nei vasi della casetta familiare di montagna
- il guardiaboschi occhiuto segnala la cosa

enfin: la frana

- scarso pollice verde
- temporali violenti che distruggono il raccolto (sic)
- i caprioli, una volta in via d'estinzione, adesso sono dappertutto e brucano il resto del
misero raccolto (come saranno ritornati in montagna? Saltando come gli stambecchi?)
- arrivano i carabinieri

("The End" come disse Blair)

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