Latte

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Latte

Messaggioda stroliga » 15 ott 2010, 19:55

Il latte scaduto non venduto è mandato di nuovo al produttore che PER
LEGGE può eseguire di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e
rimetterlo sul mercato.
Questo processo PER LEGGE può essere eseguito fino a 5 VOLTE.
Il produttore è obbligato a indicare quante volte è stato eseguito il
processo, e, in effetti, lo indica, ma a modo tutto suo, nel senso che
chi si è mai accorto che il latte che sta bevendo è scaduto e ribollito
chissà quante volte?
Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini.
Ci sono dei numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte è
scaduto e poi ribollito il latte.
ES: 12 45 manca il “tre”: scaduto e ribollito 3 volte.
Ma non finisce qui, perché in uno scatolo da 12 buste ci saranno alcune
buste dove manca il numero e altre dove ci saranno tutti i numeri.
Attenzione tutto lo scatolone avrà ricevuto questo trattamento. In
questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando, di fatto, il latte
scaduto, e chi ne paga le conseguenze, siamo noi che, di fatto, beviamo
acqua sporca.

Ettore sicuramente ci saprà dire qualcosa di più, ma è disarmante.....
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Licia
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Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele.
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Re: Latte scaduto

Messaggioda Danidanidani » 15 ott 2010, 22:16

Licia,ma parli di latte UHT,non di latte fresco pastorizzato...???Anche perché 190 gradi sono troppi per la pastorizzazione.Questo non sposta affatto il problema della frode alimentare,ovviamente.Solo per fare chiarezza. :?
Daniela Del Castillo
le mie foto qui:
http://www.flickr.com/photos/8594434@N08/?saved=1
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Re: Latte scaduto

Messaggioda stroliga » 16 ott 2010, 4:43

Per fortuna sembra essere solo una BUFALA!
e si che la fonte è un mio collega , ortodosso, solitamente molto attendibile.

FALSA NOTIZIA SULLA PASTORIZZAZIONE DEL LATTE SCADUTO


Nei giorni scorsi, numerosi consumatori preoccupati, hanno portato alla nostra attenzione, una e-mail che si sta diffondendo grazie al “passa parola” nei vari forum della rete e attraverso le caselle di posta, il cui contenuto denuncia la pastorizzazione del latte scaduto, ripetuta addirittura fino a quattro volte.
Tale procedura, stando al contenuto della e-mail, sarebbe identificabile attraverso un numero stampato sul fondo della confezione.
Questo è il testo dell’e-mail:



"Il latte in cartone, quando non è venduto dopo un determinato termine di tempo è rispedito in fabbrica per essere pasteurizzato un'altra volta...Questo processo può ripetersi fino a 5 volte, cosa che conferisce al latte un sapore diverso da quello iniziale, aumentando la possibilità di cagliare e riduce significativamente la sua qualità, nonché anche il valore nutritivo diminuisce...
Quando il latte ritorna sul mercato, il piccolo numero che vedete dentro il cerchietto nel file allegato viene modificato.
Questo numero varia da 1 a 5.
Sarebbe conveniente comprare il latte quando il numero non supera il "3". Numeri superiori comportano una diminuzione nella qualità del latte. Questo piccolo numero si trova nella parte inferiore del cartone; se compri una scatola chiusa, è sufficiente controllare uno dei cartoni, tutti gli altri avranno lo stesso numero.
Ad esempio: se un cartone ha il numero 1, vuol dire che è appena uscito dalla fabbrica; ma se ha il numero 4, significa che è già stato pasteurizzato fino a 4 volte ed è stato rimesso sul mercato per essere venduto..."







Abbiamo chiesto ad un esperto, il dr. Avanzi della Centrale del Latte di Torino, di aiutarci a fare luce su tale notizia, per verificarne il fondamento e per capire quali iniziative intraprendere per la tutela del consumatore.

Fortunatamente le informazioni ricevute sono tranquillizzanti:
la pastorizzazione del latte scaduto, con relativa conta numerica sul fondo del cartone è notizia assolutamente falsa e l' e-mail tende a creare ingiustificati allarmismi con finalità che ignoriamo.
La pastorizzazione del latte scaduto è un atto illecito e nessun produttore di latte è autorizzato a tale pratica. Il numero stampato sul fondo della confezione del latte ( il Tetrapak ) non è altro che il numero della bobina che ha stampato la medesima.



Pubblichiamo l' e-mail del Dr. Denis Avanzi, Responsabile Qualità e R&S, che ringraziamo per la precisa e tempestiva risposta:

Buon giorno,

la presente per precisare che la mail a cui fa riferimento è assolutamente falsa.

E' possibile che i contenitori del latte riportino dei numeri sul fondo del pacchetto. Il significato di questi numeri può variare a seconda della tipologia del prodotto e dell'azienda produttrice, ma in ogni caso sono impiegati per favorire o garantire la rintracciabilità del prodotto o dei contenitori utilizzati.

Due esempi per meglio comprendere il fenomeno:

- nel caso del latte fresco pastorizzato il numero stampigliato sul fondo si riferisce al dosatore della macchina di confezionamento (ogni macchina ha 4 dosatori, quindi è normale trovarne uno di questi). Se un consumatore dovesse segnalare un'anomalia, mediante questo numero si risale al dosatore utilizzato per riempire il pacchetto. Per quanto riguarda il numero delle pastorizzazioni la normativa in vigore è molto chiara: si può commercializzare solo latte fresco pastorizzato che abbia subito un unico trattamento termico, a partire dal latte crudo.

- nel caso del latte UHT (a lunga conservazione), a cui la foto della mail si riferisce, il numero, se è presente (e non è scontato che lo sia) viene impresso dalla cartiera della Tetra Pak (azienda che fornisce i contenitori).
Anche in questo caso è utile per garantire la rintracciabilità dei contenitori. Infatti il numero (da 1 a 5) si riferisce al taglio della bobina originaria (ogni bobina viene tagliata in 5 strisce).

A completamento del secondo esempio le allego la spiegazione ufficiale di Tetra Pak

Il link diretto é: http://www.tetrapak.it/hpm01.asp?CgiAct ... otizia=839


Cordiali saluti

dr. Denis Avanzi
Responsabile Qualità e R&S
Centrale del Latte di Torino & C SpA
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Re: Latte scaduto

Messaggioda ettore » 17 ott 2010, 14:45

stroliga ha scritto:...il latte scaduto, ... beviamo acqua sporca.


cara Licia e tutte, ecco Ettore. Ogni tanto girano sulle vie più disparate certe spaventose stupidaggini che in breve diventano "leggende metropolitane".
Questa che è capitata è una di quelle.
In gran parte ha risposto il dott. Avanzi che, spero, abbia chiarito i dubbi.
Per maggiore chiarezza, scusandomi per la solita lunghezza che mi contraddistigue, aggiungo questi punti:
1) Il latte, non altrimenti specificato, è quello di vacca (si chiama proprio "di vacca" e, per piacere, non dite "di mucca" dato che le mucche … non esistono !)
2) Secondo la legge italiana 169/89 ( e quella europea) il latte in commercio può essere:
Latte intero grasso > 3,2 %
Latte parzialmente scremato grasso tra 1,5 e 1,8%
Latte magro grasso < 0,5 %
3) Per il latte alimentare la legge prevede una procedura di risanamento tranne per il “latte crudo” e ben distinto dal “latte fresco” pastorizzato.
4) Il reg. Ce 1411/71 consente la vendita di questo “latte fresco” - munto, refrigerato e filtrato - solo nelle aziende i cui le vacche, ed il processo, siano ritenuti idonei e rispettosi di condizioni igienico-sanitarie adeguate, e controllate dalle autorità sanitarie almeno 2 volte al mese, come stabilisce la serie di D.M. e DPR discesi dal DPR 54/97 e successivi che impongono non sia sottoposto a temperature superiori di 40 °C.
Siccome, da sempre, esiste il rischio della presenza di patogeni (statisticamente circa il 1,5-2,0% dei casi che vengono esaminati), il Ministero della Salute impone che il consumatore sia informato dalla dicitura della indicazione obbligatoria: "bollitura casalinga prima del consumo".
Per questo tipo di latte attualmente, in varie parti d’Italia, sono presenti i cosiddetti lattodistributori che, mappati sul territorio dalle associazioni e dai consorzi, vengono riforniti dai produttori di “latte crudo”.
5) Il latte alimentare “non crudo” deve essere risanato mediante procedimenti termici che avvengono eslusivamente nelle “centrali del latte”. A seconda di cosa succede, al dettaglio possiamo trovare, nelle tre versioni magro, parzialmente scremato e intero:
-latte LTLT (Low Temperature Long Time) che consiste nel sottoporlo a 63 °C per 30’.
Questo procedimento è ormai stato abbandonato per cui latti LTLT non sono più in commercio.
-Latte HTST (Hight Temperature Short Time), trattamento a 72-75 °C per 15-12”.
a) “Latte pastorizzato” può subire più di una pastorizzazione.
Ha una durata di 6 giorni dopo quello di confezionamento.
b) “Latte microfiltrato pastorizzato”, prima e/o dopo microfiltrazione può subire più di una pastorizzazione.
Mantenuto chiuso nel brik o nella bottiglia a meno di +4 °C ha una durata di 10 giorni dalla data del trattamento termico.
c) “Latte fresco pastorizzato
entro 48 ore dalla mungitura arriva allo stabilimento dove può subire un solo trattamento.
Mantenuto chiuso nel brik o nella bottiglia a meno di +4 °C ha una “durata” di sei giorni più quello del confezionamento.
d) “Latte microfiltrato fresco pastorizzato
entro 48 ore dalla mungitura arriva allo stabilimento dove viene microfiltrato prima dell’unico trattamento termico. Mantenuto chiuso nel brik o nella bottiglia a meno di +4 °C ha una durata di 10 giorni dalla data del trattamento termico.
e) “Latte fresco pastorizzato –Alta Qualità
Deve giungere allo stabilimento entro 24 ore dalla mungitura, non può essere scremato quindi è “intero”: grasso più di 3,5, tasso sieroproteico più di 15,5%, proteine più di 3,2%
Destinarlo a questa linea richiede grande attenzione, dalla mungitura al conferimento, per averlo con una bassissima carica microbica che consenta una blanda pastorizzazione (temperatura minima vicina a 72 °C e tempi ridotti per non alterare la composizione naturale del latte.
Mantenuto chiuso nel brik o nella bottiglia a meno di +4 °C ha una “durata” di sei giorni più quello del confezionamento.
L’avvenuta perfetta della pastorizzazione viene controllata dalla “fosfatasi alcalina” un enzima del latte che si denatura a 72 °C in pochi secondi per cui il latte è considerato pastorizzato perfettamente se, all’analisi, si rileva “fosfatasi alcalina negativa”.
- Latte ESL (Extended Shelf Life) trattato a 121 °C per 2-4”. Poco usato in Italia
- Latte sterilizzato: il trattamento avviene sul latte già all’interno di contenitori chiusi che vengono sottoposti a 118-120°C per 15-20’. A queste condizioni vengono uccise anche le spore per cui la durata è stabilita in 180 giorni dalla confezione.
- Latte UHT (Ultra Hight Temperature), quello che si dice "a lunga conservazione".
Il trattamento consiste nel sottoporre il latte a 135-150 °C per 5-1” gorgogliandovi vapore d’acqua surriscaldato che viene aspirato sotto vuoto per non annacquare il latte stesso.
Il trattamento distrugge anche le spore (statisticamente ne resta una in 10.000 litri) per cui la durata è stabilita in 90 giorni dalla confezione.
Altri “latti” sono:
Latte delattosato ( noto come latte HD, hight digeribility): si ottiene impiegando l’enzima β-galotossidasi che idrolizza il lattosio trasformandolo in lattosio e galattosio; l’enzima viene prodotto anche dall’uomo che ne perde la capacità se smette l’assunzione di latte che diventa mal digerito con diarree ecc. La funzione viene ripristina riassumendo il latte cominciando da piccolissime dosi che si possono aumentare puano piano.
Latte vitaminizzato: viene arricchito di vit. D quale fattore calciofissatore;
Latte desodato: viene impoverito di sodio ed è venduto in farmacia per diete iposodate;
Latte ai sapori … caffè, vaniglia, cioccolato, frutta, ecc.
Latti speciali: a questi, dopo i trattamenti termici, si aggiungono fermenti lattici selezionati.

n.b.:
La microfiltrazione è una tecnica impiegata nel latte da una quindicina di anni. Cominciò la Parmalat. La tecnica sarebbe eccezionale perché microfiltrando il latte (filtrazione inversa su microfiltri) si trattengono tutti i microrganismi, forme vegetative e spore, lasciando il latte assolutamente sterile e non arrecando ai componenti con danni più o meno gravi dai trattamenti termici, pur necessari per denaturare la fosfatasi alcalina ma mantenuti al minimo dei minimi perché, in teoria, inutili. Il “problema” è che per microfiltrare il latte, questo deve essere preventivamente scremato a zero, pastorizzare-sterilizzare la crema, reinserirla nel microfiltrato ed omogeneizzarla. La durata “tecnica” del latte così ricomposto sarebbe praticamente molto lunga. Venne subito il diavoletto a pensare che si sarebbe potuto comprare latte in un paese dell’Est (costa 1/5 che in Italia), importarlo, scremarlo, microfiltarlo. Vendere la crema (non molto buona per gli stress del viaggio, ecc.) ai pasticceri e ai gelatieri; comprare la meravigliosa crema dall’Olanda o dalla Danimarca, pastorizzarla, inserirla nel latte sterile microfiltrato e proporrre l’insieme ai consumatori puntando sulla possibilità di comprare il latte nella quantità usata in una settimana tanto che quando venne “lanciato” garantendolo fino al settimo giorno e si propose il latte (il “latte blu”, il “latte della settima”, ecc.) evitando la rogna di dover ricorrere al negozio ogni tre giorni (com’era la durata di legge del “pastorizzato fresco”). Sorse una battaglia commerciale, soprattutto animata da Granarolo che stava perdendo il mercato del “suo” latte, tutto italiano dei suoi soci cooperatori,capaci di produrre un latte ad appena 30.40.000 microrganismi/cm cubo che sono la metà di quanti ne tollera la legge in un latte pastorizzato ed imponeva la scadenza dopo il terzo giorno. Dopo un paio d’anni la legge ha stabilito 10 giorni per il microfiltrato e 6+1 per il pastorizzato.

Esistono poi in commercio:
Latte concentrato intero: è considerato conserva alimentare (DPR 514/82); dopo pastiorizzazione si prepara per parziale disidratazione con, o no, aggiunta stabilizzanti e antiossidanti.
Latte concentrato magro: dopo pastorizzazione e disidratazione si aggiungono stabilizzanti e antiossidanti.
Latte concentrato zuccherato
: si prepara come gli altri composizione aggiungendo zucchero divieto di ricostituire; per tutti i “concentarti” è vietata la possibilità di ri-costruire latte liquido.
Latte in polvere:… commercializzane la forma liquida ripristinata per alimentazione umana è vietata; si usa soprattutto in alimentazione zootecnica.

Le frodi in cui si può incorrere sono:
vendita come latte “intero quelli “annacquato” o “scremato” (banale !);
Disacidazione con NaHCO3; Uso di sostanze antisettiche; Uso di antibiotici; Miscele con latte di animali diversi; Rigenerazione da latte in polvere; Impiego di polvere di latte per uso zootecnico.

Ri-scusate la lunghezza ma, nella patria del diritto le cose devono andare così.
Ah! il latte cos'è diventato.
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Re: IL LATTE !

Messaggioda ettore » 29 nov 2011, 16:24

[quote="anavlis]... Abbiamo Ettore che ci spiega tutto![/quote]
Care amiche, non volevo intervenire sul problema dato che qualche informazione era apparsa ma, siccome Silvana mi ha tirato per i capelli (capelli, si fa per dire), eccovi qualcosa che spero chiarisca.
Bisogna prendere atto che al mondo c’è gente che, non avendo niente da fare e dopo aver orecchiato qualcosa da qualcuno che spiega una cosa che non ha capito, forte di tanta scienza sgorgata da altrettanta fonte, si improvvisa “esperto” (esperto ancor più se parla dalla televesione) generando la serie di spiegazioni “a catena” che finiscono per terrorizzare gli ultimi specialmente se sentono la informazione “segreta” diffusa da orecchio a bocca chissà dopo quanti passaggi.
Al tempo della mia gioventù, specialmente d’estate in spiaggia, si faceva questo gioco: 8-10 persone o più (più erano, meglio veniva), si mettevano in circolo. Uno, scritta una frase di 2-3 righe, la leggeva nell’orecchio di chi gli stava a destra senza farsi sentire dagli altri. Il secondo la ripeteva all’orecchio del terzo e così via. L’ultimo riportava ad alta voce la frase che gli era arrivata. Di norma era completamente diversa dalla frase che era partita.
Ripensandoci, adesso capisco quanto eravamo scemi e che sarebbe stato meglio se avessimo passato il tempo a combinare qualcos’altro. Ma tant’è: fugit irreparabile tempus.
La “notizia” di cui si parla, letta o ascoltata da qualche parte, gira nel web a mo’ di catena di Sant’Antonio da alcuni mesi (o anni) spacciata per truffa e, nientemeno, incoraggiata dalla legge.
Le leggi che regolano la materia (DPR 54/97, DPR 24-7-03 e altre modifiche successive) vietano di utilizzare il latte scaduto per destinarlo, come tale, nuovamente alla alimentazione.
Tutt’al più viene usato per scopi industriali: produrre caseina, separare il lattosio, fabbricare latte in polvere, alcuni formaggi, ecc.
Parlare di risanamento a 190° è una bestialità tecnica. A quelle temperature il latte diventa marrone per caramellizzazione del lattosio e modifica non solo l’aspetto ma anche il sapore che non convincerebbe nessuno a consumarlo, neanche un gatto.
Il latte alimentare, per legge, deve essere “risanato” cioè abbattere la carica microbica. Il risanamento viene fatto utilizzando il calore con diverse modalità tecniche fra cui la pastorizzazione (trattamento HTST – Hight Temperature Short Time: 72 °C per 12-15 secondi) e la uperizzazione (trattamento UHT – Ultra Higt Temperature: 140 °C per 2 secondi).
Se la pastorizzazione del latte crudo avviene entro 24 ore e il latte non subisce nessun trattamento (scrematura, omogeneizzazione, ecc.) viene venduto come “latte fresco pastorizzato di alta qualità” che, detto fra noi, è sicuramente quello più vicino al latte dell’immaginario di ciascuno che pensa alle vacche (e non alle mucche, per favore) al pascolo sui prati di montagna.
Se il trattamento di pastorizzazione viene applicato entro 48 ore dalla mungitura, e sempre solo sul latte crudo (quindi una sola volta), il latte si identifica in etichetta come “latte fresco pastorizzato”.
Se le pastorizzazioni fossero state più di una, la cosa sarebbe verificabile in laboratorio dato che nel latte si modifica il parametro della quantità di proteine del siero che la legge per queste categorie merceoliche vuole maggiore del 14%.
Quando fossero al di sotto, ma più dell’11%, sono indice di più di una pastorizzazione nel qual caso il latte viene venduto come “latte pastorizzato”, quindi nell’etichetta scompare la parolina “fresco”.
Questi possono essere “intero”, “parzialmente scremato”, “magro”; grasso, rispettivamente, più di 3,5%, fra 1,5 e 1,8%, meno di 0,3%
La pastorizzazione, però, non uccide tutti i microrganismi dei quali rimangono vegetanti le spore che, ripristinata la temperatura ambiente, germinano e si sviluppano compresa la loro eventuale patogenicità.
Per bypassare il problema il latte viene trattato con la procedura UHT sottoponendolo a temperatura molto alta riscaldandolo, in autoclave, mediante la insufflazione di vapore surriscaldato d’acqua che viene aspirata sotto vuoto per evitare l’annacquamento. Ecco il “latte UHT – a lunga conservazione” la cui durata, per legge, è stabilita in 90 giorni dal confezionamento, chiaramente finchè è chiuso nel contenitore.
I numeretti 12345 stampigliati o incisi sotto la confezioni in cartoni del latte pastorizzato che hanno sbrigliato la fantasia del genio da cui è partita questa catena di Sant’Antonio, hanno un significato puramente tecnico e interessa solo chi fabbrica le bobine di “cartone” multistrato (la Tetrapak, soprattutto, o altre ditte) le quali, decrittando il codice, possono risalire ai fornitori del materiale di imballaggio, allo stabilimento che ha prodotto le bobine, alla data della produzione, alla squadra degli operai che lavoravano in quel turno di quel giorno e così via per una rintracciabilità del loro prodotto.
Non hanno niente a che vedere con il contenuto.
Lo scandalo emerso (strumentalmente, forse!) qualche anno fa su certe tracce di inchiosto (della stampigliatura delle bobine) nel latte dei brik, è stato "reclamizzato" in contemporanea alla comparsa di bottiglie "di plastica" la cui forma richiama quelle classica delle bottiglie di vetro degli anni fino al 1960-70.
Ricapitolando, esistono quindi in commercio diversi latti:
- latte crudo: non è sottoposto a temperatura superiore a 40 °C; è regolamentato e soggetto alle norme del DPR 54/97 che prevedono specifici controlli delle ASL su tutta la filiera, dallo stato sanitario della vacca e degli addetti, all’igiene della stalla, alla distribuzione, ecc.; deve essere “bollito” in casa prima del consumo.
- latte fresco pastorizzato di alta qualità (HTST);
- latte fresco pastorizzato (HTST)
- latte pastorizzato (HTST)
hanno la “durata” di 6 giorni + 1 (di lavorazione) dalla mungitura.
Possono essere in commercio anche “microfiltrato” in cui la sterilizzazione avviene su microfiltri, ma la legge prevede comunque sia trattato HTST (di questo, se volete, dirò a richiesta)
- latte a lunga conservazione (UHT)
ha “durata” di 90 giorni.
- latte sterilizzato; viene risanato una volta confezionato in bottiglie di vetro; è finito fuori mercato ed avrebbe la durata di 180 giorni.
Tranne il “crudo” e quello ad “alta qualità” gli altri possono essere “parzialmente scremato” o “scremato” per i quali si procede alla separazione di una parte del grasso lasciandone rispettivamente una quota fra 1,5 e 1,8% o meno dello 0,3%.
Questi “latti” più o meno scremati, ovviamente, erogano meno calorie (se ne tolgono circa 130 o 160/litro nel primo caso, 280-300/litro nel secondo) ma soprattutto perdono le vitamine liposolubili (A,E,D,K).
In parallelo esistono “latti speciali” fra cui:
- latte prebiotico: ad un latte pastorizzato si addizionano sostanze fermentescibili a favore della flora intestinale;
- latte probiotico: ad un latte pastorizzato si addizionano colture di microrganismi (lattobacilli, streptococchi, pediococchi, ecc.) capaci di attuare azioni benefiche sull’organismo.
- latte simbiotico: contiene una combinazione dei precedenti.
-latte delattosato: è destinato a chi non tollera il lattosio avendo perso la capacità di sintetizzare l’enzima β-galattosidasi (se il lattosio non viene scisso in glucosio e lattosio che lo costituiscono, negli intolleranti è causa di meteorismo, diarree, crampi addominali, ecc.). Si provoca artificialmente la scissione prima del risanamento mediante UHT.
Il latte può essere concentrato o ridotto in polvere (DL 49/2004); questi possono essere “latti”:
concentrato intero
concentrato magro .
concentrato zuccherato:
sono considerati conserva alimentare (DPR 514/82); sono previste la pastorizzazione, aggiunta di stabilizzanti, antiossidanti e, nel caso, zucchero. Per tutti c'è il divieto di ricostituire la forma liquida.
Inoltre ci sono “latti”
- “al sapore di …”: … caffè, vaniglia, cioccolato, frutta, ecc.
- “vitaminizzato”: arricchito di vit. D quale fattore calciofissatore;
- “desodato”: impoverito di sodio, venduto in farmacia per diete iposodate;

Sarà che non ho il dono della sintesi ma, come vedete, sembra facile dire latte.
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Re: IL LATTE !

Messaggioda misskelly » 29 nov 2011, 16:38

Chiaro...chiarissimo come sempre il nostro Ettore... :clap:
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