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Messaggioda ettore » 12 set 2008, 11:26

cari amici/e e cara Silvana, che qualche giorno fa hai toccato il mondo del "biologico", saprete che in questi giorni è aperto a Bologna il SANA, (SAlone NAturale) dove trionfano i prodotti “biologici”.
Consetitemi qualche considerazione che spero possa interessare.
La filosofia ha come base alcuni concetti tutti da definire e gioca soprattutto sull’immaginario suscitato dalle parole che cominciano con “bio-” facendo credere ciò che in realtà non è anche se evoca salute e benessere.
Dalla fine dell’’800 nell’agricoltura era entrata la chimica dei fertilizzanti, poi vennero i pesticidi, ultimi gli erbicidi.
Lo tsunami del “biologico”è cresciuto sull’onda di terrore conseguente all’ingresso della chimica che, nel dopoguerra, in Italia, prese piede e venne malamente usata per scarse conoscenze.
Partiamo dai primi entrati, cioè i concimi. I vegetali si nutrono assorbendo con le radici gli elementi minerali dei sali presenti nella soluzione circolante del terreno. Le piante non sono in grado di assorbire sostanze organiche che, per una serie successiva di trasformazioni, prima microbiche poi semplici reazioni chimiche, “mineralizzano” l’“organico” finito nel terreno. Se questo non succedesse, sulla terra ci sarebbero ancora in giro i cadaveri di Adamo ed Eva riciclati invece chissà quante volte passando dai vegetali agli animali ed infine mineralizzandosi nuovamente. Il ciclo, solo ad osservarlo, meraviglia nella sua perfezione !
Il fertilizzante chimico altro non è che un composto già mineralizzato, trovato come tale in giacimenti naturali come i fosfati o i sali potassici, o mineralizzato a partire dall’azoto dell’aria, in un caso o negli altri accelerando quando in natura fanno certi microrganismi a partire da sostanza organica.
Il tutto rende più facile la vita dei vegetali coltivati che così, trovando “la pappa fatta” senza doversela cercare, rispondono con una produttività superiore a quella “naturale”.
I “pesticidi” di sintesi hanno avuto come progenitore, in campi extragricoli, il DDT cui, usato nell’ottica del “tutto e subito” purtroppo, ma gli deve riconoscere l’aver debellato la malaria in gran parte del mondo; senza quello sarebbe morta più gente di quanti ne ha uccisi il DDT.
Poi, fra gli insetticidi e gli anticrittogamici vennero arseniati, esteri fosforici, carbammati, e tanti altri.
L’ottica del “tutto e subito” venne applicata alla grande, in quantità sempre crescenti suggerite da chi produceva e vendeva quei prodotti nella filosofia "più ne distribuisci più guadagno", fino a che, al cresce delle conoscenze si prese la strada di ridimensionare l’impiego, regolamentarlo e razionalizzarne l’uso anche per il costo che, in ogni caso, bisognava pur mettere in conto.
Gli anni ’50-60 sono stati quelli della lotta “a calendario” (trattamenti quando si supponeva potesse succedere una infestazione, indipendentemente ci sarebbe stata o no). Era la frutta che chiamo le “mele di Biancaneve”, perfette nella forma, belle a vedersi specialmente quelle selezionate in America: le Stark, le Golden, le Granny Smith e altre poco resistenti alle malattie, tanto ci pensava la chimica anche se lasciava le sue tracce avvelenanti la polpa.
Negli anni ’70 si passa alla “lotta guidata” (si interviene solo se l’infestazione arreca danni superiori al costo del trattamento) e, in quelli ’80, alla “lotta integrata” (si interviene solo in caso di necessità dopo essere ricorsi all’aiuto di iper-parassiti naturali favoriti nella loro diffusione).
All’agricoltore di 30anni prima, che distribuiva i pesticidi a man bassa (si “dava l’acqua” !) subentra un agricoltore-tecnico che ha conoscenza dei prodotti, li usa razionalmente, rispetta i suoi campi, gli impianti e l’ambiente in cui opera. Si tenga presente che dagli anni ’80, in Italia, i residui dei fitofarmaci in ortaggi e frutta sono nettamente al di sotto dei limiti stabiliti dalle nostre leggi (più bassi rispetto alla CEE) statisticamente nell’ordine del 70-80%; il 16-18%, comunque è dentro quei limiti e appena l’1-2% (dati medi degli anni 2003-2007) è al di sopra solo per qualche parte per milione, quindi “fuori legge”, ma è da ricordare che, a seconda del principio attivo, il limite di legge è stabilito in ragione da 1.000 a 10.000 volte inferiore alle soglie di rischio.
Dagli anni ’80 si diffonde la mania del “natura è bello” che fa radical-chic ma finisce per associare nel calderone i problemi più vari dal progresso all’ambiente, dalla politica alla filosofia. Nascono associazioni chiassose quanto poco competenti che fanno breccia nei sia nei salotti che nelle piazze tanto che, costituite in “partiti” in più occasioni diventano ago di bilancia nei consessi di governo.
Nascono le norme, si erogano “contributi”, si crea battage, nasce slow-food (che scalza Arcigola), si mette in moto un giro di affari ora attestato sui 2.500-3.000 milioni di euro fatturati che comunque, nonostante il chiasso, rappresentano appena il 3% dei consumi alimentari marginandosi in una nicchia sostenuta da un appeal psicologico senza basi scientifiche per consumatori che si innamorano del “bio” mescolato a certa voglia di “ritorno al passato” sicuri che “ciò che è naturale è buono” quindi il “bio” è buono per definizione.
Mi vien da pensare alla polenta "del passato", naturale e genuina di sicuro ma in Friuli ha fatto più morti di pellagra delle mele del Trentino.
E’ molto più sano quanto si produce in tutta Italia, sottoposto ai controlli dello Stato. E’ meglio una produzione locale, tradizionale, di stagione, piuttosto che le ciliegie a Natale o i pomodori, venuti da chissà dove e, magari, dichiarati “biologici”. Una mela “biologica”, o l'insalata, dal punto di vista nutrizionale o di sanità, non hanno nulla di più di una mela o di un'insalata tradizionale. Non hanno mica più vitamine !
In molti casi il “bio” apre ad altri problemi (si pensi alle aflatossine nei cereali, e derivati, stoccati senza controlli sulle micro-muffe) o all’olio extravergine “biologico” dove il controllo del parassita più pericoloso, la mosca delle olive, è affidato alla ... fortuna. Nell’olivicoltura tradizionale si usa il dimetoato (rogor) che, non essendo liposolubile, non passa nell’olio e le eventuali tracce occasionali sono qualche milionesimo di quanto se ne respira girando a piedi in città.
Gran parte dell’interesse nella produzione del “bio” è legato ai contributi comunitari che lo sostengono più che ad un convincimento filosofico.
Infine, senza togliere nulla alla serietà degli operatori, l’aver affidato il controllo di filiera ad Organismi privati che surrogano un obbligo dello Stato, lascia sempre qualche margine di dubbio specialmente quando "girano" parecchi soldi.
Va bene il biologico, ma se l’agricoltura italiana fosse tutta convertita, non ci sarebbe produzione sufficiente aprendosi alle importazioni da Paesi che, in quando garanzie, lasciano molto a desiderare.
Va bene il biologico, ma non ammantiamolo di meriti che non ha anche se qualcuno sostiene che arando i campi con i buoi, il grano sia più buono che quello cresciuto in un campo arato da una trattrice. De gustibus.

... madonna quanto scrive questo !
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Re: biologico

Messaggioda Danidanidani » 12 set 2008, 11:56

Ho una domanda, anche se potrà sembrare un po' confusa, ma ho dei vaghi ricordi sulla materia.Supponiamo che io sia un agricoltore e che abbia sempre coltivato i miei campi con metodi non-bio;decido di passare all'agricoltura biologica:posso farlo da subito, oppure il terreno ha bisogno di un qualche periodo di "riposo" per smaltire quello che bio non è e che ho adoperato fino a ieri? :|? :|? :|? :saluto:
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Re: biologico

Messaggioda Barbara » 12 set 2008, 14:03

Ettore condivido in pieno!

Dani, dal sito http://www.coldiretti.it/
"CONVERSIONE E QUALIFICA DELLE PRODUZIONI VEGETALI
All'atto dell'ingresso al sistema di controllo, le aziende sono in fase di conversione all'agricoltura biologica.
La conversione è il periodo che intercorre tra la data di prima notifica di attività biologica e, in caso di colture erbacee, la data di semina del prodotto che sarà certificato "da agricoltura biologica", mentre per le colture perenni diverse dai prati, il riferimento è la data del primo raccolto; tale periodo è normalmente fissato in due anni per le colture erbacee ed in tre anni per le colture perenni diverse dal prato.

Qualifica di CONVERSIONE Qualifica di BIOLOGICO
Superfici a seminativo Dopo 12 mesi Dopo 24 mesi
Superfici arboree Dopo 12 mesi Dopo 36 mesi

Tab. - Tempi di attesa per la qualifica di prodotto biologico o in conversione all'agricoltura biologica."
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Re: biologico

Messaggioda ettore » 12 set 2008, 14:34

Il Reg. CEE 2092/91 che detta norme sull'agricoltura biologica, prevede che l’azienda agricola che intende produrre secondo il metodo di agricoltura biologica, lasci passare una "fase di conversione" di due anni, prima della semina delle le colture erbacee e di tre anni prima del raccolto per le quelle arboree.
Il periodo può essere allungato o accorciato dall'Organismo di controllo (?) in base alle condizioni precedenti rilevate nell'azienda sia dai tecnici che da una comprovata documentazione.
Questa "fase di conversione" è il periodo in cui un'azienda già condotta in modo "convenzionale" crea le premesse per passare all'agricoltura biologica.
Il contributo che ogni Regione ha adottato per il biologico in base al regolamento CE 2078/92 e sul PSR (Piano di sviluppo rurale), ha lo scopo di sostenere l'azienda in questa fase.
L'asserita "qualità" del prodotto biologico è garantita da controllo e certificazione di un Organismo di controllo (privato) che attesta il mancato uso di prodotti chimici di sintesi durante il ciclo produttivo.
Lo spirito è quello, in pratica, di garantire la fertilità del suolo insistendo su quella organica.
Oltre al citato 2092/91 (un po' vecchiotto) l'Italia ha il DM 29 marzo 2001 che modifica l'allegato 1 del D.M. del 4 agosto 2000,
la Circ. Mipaf n.8 del 1999 che indica i fertilizzanti da utilizzare in "biologico", la circ. n.3 del 2001 che tratta dell'impiego di sementi e materiali di moltiplicazione vegetativa, e altre circolari.
Nelle Marche detta la legge regionale 29 dicembre 1997 n. 76 (che trovi nel Bollettino Ufficiale della Regione Marche n. 3 del 9 gennaio 1998) che disciplina l'agricoltura biologica marchigiana.
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Re: biologico

Messaggioda Danidanidani » 12 set 2008, 17:07

Grazie mille! Sono sempre assai guardinga con i prodotti bio, da quando alcuni anni fa sorsero come funghi coltivazioni ed allevamenti biologici...L'organismo di controllo privato, poi, mi lascia assai perplessa.Comunque pur non volendo mettere in dubbio la buona fede di chi la pratica, la cosa che immediatamente io noto è che i prodotti da agricoltura biologica hanno un costo superiore agli altri. Mi sa che con mio marito ricominceremo a farci l'orticello... :mrgreen: :mrgreen: !Intanto ho avuto un mega raccolta di fichi e di uva fragola veramente bio, cioè dal mio giardino.. ;-)) ed ho un alberino di mele...stanno maturando! :saluto: :saluto: :saluto:
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Re: biologico

Messaggioda Chimico » 14 set 2008, 19:06

Ettore, condivido le tue perplessità sul Biologico (io sono anche più drastico)
Tra l'altro, non è mica vero che il biologico non usi la "chimica" (qualsiasi cosa voglia dire), ma solo quella che hanno accettato perchè si è sempre usata. L'esempio più famoso è il solfato di rame, permesso in agricoltura biologica ma alquanto tossico per l'uomo.
Non parliamo poi delle aumentate cariche batteriche fecali sulla verdura (in teoria dovrebbero far maturare il letame, ma......)
E che dire della carne biologica dove gli animali malati sono "curati" con cure omeopatiche (acqua fresca quindi) invece che medicine vere?

Il fatto che "bio" ormai è un grande affare, costruito sulle paure (a volte anche legittime, intendiamoci) dei consumatori

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Re: biologico

Messaggioda Stefano S. » 14 set 2008, 19:48

Dario, in questo caso non sono d'accordo con te. Prima di tutto perché mescoli troppe cose assieme.
In ogni caso è da discutere in altra sede se le cure omeopatiche siano semplicemente acqua fresca. Forse è il momento di ripensare alcune cose.
Io sono nato e cresciuto in Chianti e, guarda caso, con l'aumento della coltivazione della vite, sono completamente sparite le rondini che, una ventina di anni fa, riempivano il cielo. Stesso accade con lucciole e grilli. E non dimentichiamo che le rondini erano (uso il passato) delle ottime sterminatrici di insetti.
Allora, forse sarebbe bene cercare una via di mezzo. Perché produciamo spudoratamente di più, e altrettanto spudoratamente ci permettiamo di buttare via.
Inutile allora produrre più di quello che ci serve.
Infine: il solfato di rame sarà pure tossico, ma faccio presente che - almeno in Chianti (così parlo per mia esperienza)- dal momento in cui si fanno i trattamenti alle vigne con prodotti che non sono il solfato di rame, sono aumentati in modo esponenziale i casi di allergia, soprattutto nei bambini.
Mi dispiace dirlo, ma troppo spesso in ambito cosiddetto scientifico si tende ad esaminare le cose con parametri di causa-effetto immediati, con un po' di presunzione (scusa) sulla certezza di avere in mano l'unica soluzione. E qui richiamo la tua affermazione sull'omeopatia, alquanto disinformata sembra.
Non è che quarant'anni fa fossero così scemi, pur utilizzando poco la chimica.
Ad esempio, e uso ancora un esempio della mia zona, per tenere puliti i bordi delle strade non usavano pesticidi, ma piantavano filari di cipressi, cosi impressi (chiedo scusa per il gioco di parole) nell'immaginario comune su questa regione, sotto i quali non nasce neanche un filo d'erba, motivo per cui le vecchie strade rimanevano naturalmente pulite.
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Re: biologico

Messaggioda Sandra » 15 set 2008, 7:57

Potrebbe essere utile per tutti riguardare questo documentario di Report del 13 aprile :D
E quando ne ho voglia faccio anche qualche foto:
http://www.flickr.com/photos/43807393@N00/
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Messaggioda stroliga » 15 set 2008, 9:36

Chimico ha scritto:E che dire della carne biologica dove gli animali malati sono "curati" con cure omeopatiche (acqua fresca quindi) invece che medicine vere?


Mi dispiace leggere questa tua affermazione la trovo alquanto superficiale e qualunquista tanto quanto quella dei radical-chic-new-age-solo-natura-solo-bio che dicono "tutta la chimica fa male" .
Io mi presento qui
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Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele.
Esplorate. Sognate. Scoprite.” (Mark Twain)

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Re: biologico

Messaggioda Chimico » 15 set 2008, 10:31

stroliga ha scritto:
Mi dispiace leggere questa tua affermazione la trovo alquanto superficiale e qualunquista tanto quanto quella dei radical-chic-new-age-solo-natura-solo-bio che dicono "tutta la chimica fa male" .


Veramente ormai sono disponibili centinaia di lavori scientifici che mostrano come l'omeopatia non funzioni, quindi e' proprio perche' non sono superficiale e mi sono documentato che ho fatto quella affermazione. :saluto:
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Re: biologico

Messaggioda stroliga » 15 set 2008, 10:37

Chimico ha scritto:
stroliga ha scritto:
Mi dispiace leggere questa tua affermazione la trovo alquanto superficiale e qualunquista tanto quanto quella dei radical-chic-new-age-solo-natura-solo-bio che dicono "tutta la chimica fa male" .


Veramente ormai sono disponibili centinaia di lavori scientifici che mostrano come l'omeopatia non funzioni, quindi e' proprio perche' non sono superficiale e mi sono documentato che ho fatto quella affermazione. :saluto:


Per dubitare della corretta impostazione di simili lavori mi basta vedere quello che succede sui miei pazienti, , ogni persona è un caso a sè........ ;-))

Vado a farmi un bel salame di cioccolato.......in dosi ponderali, of course.... :ahaha:

:saluto:
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Re: biologico

Messaggioda ettore » 15 set 2008, 16:39

Scusa, Stefano se torno sul tema.
Non ho nulla di particolare contro il cosiddetto “biologico”. Lo ritengo un’opzione fra i modi di produrre in agricoltura ma, da tecnico, mi pongo qualche problema.
Se tutto fosse “biologico”, via la “chimica”, ma togliamola dovunque: via i combustibili fossili e i loro derivati, via gli antibiotici, svuotiamo le farmacie, ecc. così anziché 60 milioni di italiani, in breve scenderemmo 20-30 e, forse, allora ci sfamerebbe il “biologico” è ri-sentiremo i grilli.
Proprio tu, che sostieni che "in ambito cosiddetto scientifico si tende ad esaminare le cose con parametri di causa-effetto "associ, tout-court, i trattamenti alle vigne con i ditiocarbammati (invece del solfato di rame) alla scomparsa delle rondini e alle allergie dei bambini ?
Attenzione: né l’uno né gli altri danneggiano gli insetti o le rondini; tossici gli uni e l’altro, sono diversi nella fitoterapia (il secondo “brucia” i tessuti vegetali giovani, in particolare i germogli, i meristemi fiorali, le bacche appena formate; i primi combattono la peronospora come il rame, ma senza quei danni; l’agricoltore saggio in primavera usa, e in giuste dosi, i ditiocarbammati quando le condizioni climatiche e vegetative favoriscono il parassita, userà il secondo da agosto in avanti). Buttare lì causa-effetto è superficiale e precipitoso.
Che poi i bambini siano soggetti alle allergie non dipende anche forse dal fatto che quando sono piccoli e dovrebbero “abituarsi” agli allergeni sono tenuti in casa, al chiuso in locali "sterili", quasimai stanno all’aria (a scuola, e "fuoricasa" si portano in auto!). D'improvviso prendono a girare i pollini in massa e li trovano "impreparati" nè ci si prepara dall'oggi al domani. Poi, una volta cresciuti, quando vanno in camporella, non hanno più la capacità di resistere nè di formarla. E allora giù col cortisone ! (ahi, è "chimica" anche questa !).
Ma poi, nel Chianti, si diserbano i margini delle strade ? chi ha scelto questa soluzione ha fatto mai “una botta di conti” fra costo e beneficio ? Se un ente diserba le strade di sua competenza sarà bene aprirgli gli occhi specialmente in questi tempi di vacche magre, come sembra.
Che, infine il “biologico” sia meglio, più nutriente, più sano, la panacea di tutto, nel mio piccolo e per quel che conta, preferisco lasciarlo a chi ha sposato quella filosofia con spirito più talebano che attento a ciò che succede !
Ma, ovviamente, ciascuno è libero nelle sue scelte e nei commenti.
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Re: biologico

Messaggioda Silvia Briba » 15 set 2008, 18:38

ettore ha scritto:Una mela “biologica”, o l'insalata, dal punto di vista nutrizionale o di sanità, non hanno nulla di più di una mela o di un'insalata tradizionale. Non hanno mica più vitamine !


Eh, no... questo proprio no!
Posso condividere alcune perplessità sul tema del biologico (che per altro ho scelto di "adottare" da circa un anno a questa parte, come ho già spiegato in un altro post), ma questo proprio non lo posso sentire. Esistono valanghe di studi che dimostrano l'esatto contrario.
A chi è interessato, suggerisco la lettura del libro "Il dilemma dell'onnivoro" di Michael Pollan (noto giornalista americano), edito da Adelphi. Analizza molto in dettaglio e con occhio critico quelli che sono i vari fattori che caratterizzano la catena produttiva industriale e quella del biologico. Molto, molto interessante, lo consiglio vivamente.
Oltre a ricordare la puntata di Report già citata da Sandra (che ringrazio), è proprio da questo libro che vi riporto quanto segue:
"Negli ultimi anni ci sono stati sporadici tentativi di dimostrare che i prodotti freschi biologici sono superiori agli altri, che però si sono quasi sempre arenati nella difficoltà di isolare le troppe variabili che influiscono sulle qualità di una carota o di una patata: clima, territorio, orografia, freschezza, metodi di coltivazione, corredo genetico e così via. [...]
Ecco perchè nel 2000 [...] il ministro dell'agricoltura Glickman ribadì a ogni piè sospinto che il cibo così prodotto non doveva considerarsi migliore dell'altro. [...]
Alcune interessanti ricerche più recenti sembrano provare il contrario. In uno studio condotto all'Università della California a Davis e pubblicato nel 2003 nel "Journal of Agriculture and Food Chemistry", sono state messe a confronto varietà identiche di mais, fragole e more coltivate in vasi uguali secondo diversi metodi (tra cui il biologico) e si è misurato il loro contenuto di vitamine e polifenoli. Questi ultimi sono metaboliti secondari prodotti dalle piante, che come abbiamo scoperto di recente giocano un ruolo importante nella salute e nella nutrizione umana. [...] I ricercatori californiani hanno trovato che le piante coltivate con metodi biologici e in generale sostenibili presentavano in modo significativo livelli maggiori di acido ascorbico (vitamina C) e un buon numero di polifenoli."


Il discorso va avanti per qualche pagina, ma non vi tedio oltre (però vi ri-consiglio la lettura del libro, è davvero illuminante!). Il concetto è che non di sola chimica è fatto il delicato sistema dell'agricoltura e dell'allevamento. Ci sono alla base una serie di meccanismi meramente biologici (nel senso stretto del termine) che in parte ancora ci sfuggono e in parte decidiamo di ignorare bellamente per lasciare spazio a metodi di coltivazione e allevamento "semplificati", ma che hanno degli scompensi enormi dal punto di vista ambientale.
E mi fermo qui.

Evidentemente Ettore non sei l'unico che si dilunga... :-)
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Re: biologico

Messaggioda Danidanidani » 15 set 2008, 19:14

Sui polifenoli...già messo in altro post, ma voglio rammentarlo:
In effetti sembra e credo che sia soltanto il solito business...per quanto riguarda i polifenolicosì tanto decantati, ho sempre avuto grosse remore, così come per l'olio di riso, come tu hai già detto.Ti copio incollo da wikipedia cose che io non avrei saputo esporre meglio, pur avendone i concetti di base:
Un problema associato all'assunzione dei polifenoli con la dieta è la loro bassa biodisponibilità. In particolare essi sono presenti nei fluidi corporei non in forma nativa, ma sotto forma di metaboliti (solfati, metilati, glucuronati) a seguito di estensiva metabolizzazione nell'intestino e nel fegato. Non è ancora chiaro se i metaboliti dei polifenoli abbiano una qualche attività terapeutica; di sicuro rimane il fatto che una volta in forma di metaboliti essi possono essere facilmente escreti nelle urine. In effetti, gran parte delle proprietà benefiche dei polifenoli sono evidenziate da esperimenti in vitro , su colture cellulari o cavie da laboratorio, nel corso dei quali si somministrano concentrazioni di polifenolo nativo molto superiori a quelle presenti realmente in circolo in vivo dopo assunzione con la dieta. Nel circolo sanguigno si trovano, infatti, concentrazioni di polifenoli non superiori al micromolare, concentrazioni alle quali le loro capacità biomediche devono essere in parte ridimensionate.
Una prospettiva futura potrebbe interessare, quindi, la derivatizzazione (in questo caso la protezione dei gruppi idrossilici presenti nella molecola) dei polifenoli nativi con funzionalità che rallentino la metabolizzazione e aumentino la biodisponibilità nei fluidi corporei rendendo così possibile la loro assunzione come integratori o come additivi in cibi di largo consumo.
Fonte:

http://it.wikipedia.org/wiki/Polifenoli
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Di vil ciliccio mi parean coperti,
e l'un sofferia l'altro con la spalla,
e tutti da la ripa eran sofferti.
.......................................
E come a li orbi non approda il sole,
così a l'ombre quivi, ond'io parlo ora,
luce del ciel di sé largir non vole;
ché a tutti un fil di ferro i cigli fóra
e cusce sì, come a sparvier selvaggio
si fa però che queto non dimora. (Dante e gli invidiosi)




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Re: biologico

Messaggioda Chimico » 15 set 2008, 19:21

Silvia Briba ha scritto:
ettore ha scritto:Una mela “biologica”, o l'insalata, dal punto di vista nutrizionale o di sanità, non hanno nulla di più di una mela o di un'insalata tradizionale. Non hanno mica più vitamine !

Esistono valanghe di studi che dimostrano l'esatto contrario.


Il fatto è che esistono altrettante valanghe che dimostrano il contrario del contrario (e che normalmente non sono citati mai dai "filosofi" del bilogico, come il Pollan (ho letto il libro))

Allora hanno fatto dei "metastudi", analizzando cioè le centinaia di lavori diversi, giungendo alla conclusione che in realtà le volte in cui sono "meglio" è solo un risultato casuale. Cioè, a volte sono meglio, a volte peggio, a volte uguali. Esattamente come succederebbe confrontando due altri prodotti.

Faccio un esempio stupidino: è come se io e te lanciassimo un dado per uno, solo che io scrivo sistematicamente sulla rivista del "dado naturale" solo le volte che vinco e tacessi le volte che perdo o pareggio.
I miei lettori, che aderiscono alla filosofia del "dado naturale" ci credono e quando cercano di fare proseliti citano solo i miei dati, visto che sono gli unici che hanno mai visto.

Chi è interessato può leggere questo metastudio intitolato "Organic food: buying more safety or just peace of mind? A critical review of the literature."
http://spot.colorado.edu/~carpenh/Magkos.pdf

ciao Dario :saluto:
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Re: biologico

Messaggioda Stefano S. » 15 set 2008, 20:33

Ettore, guarda che io non voglio fare il paladino del biologico, ma neppure voglio accettare l'esatto contrario, ossia l'uso indiscriminato ed esagerato dei prodotti chimici. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Ma non dimentichiamoci che oramai siamo presi da un vortice in cui non è più possibile trovare nella grande distribuzione un frutto che sia di stagione. Arrivano le fragole quali primizie? Bellissime, ma non sanno di nulla. Questo passi, ma al momento in cui le fragole sono di stagione, beh, spariscono e compaiono le ciliege e le albicocche, bellissime ma altrettanto insipide.
Forse, senza alzare tante bandiere, basterebbe pensare che il biologico spesso si affida ad una distribuzione più piccola, e magari passa meno tempo fra raccolato e vendita. Per amore di verità devo anche dire che càpita anche di vedere in grandi negozi del bio tipo il Naturasì delle verdure così tristi che fanno stringere il cuore. Questo per dire che le barricate non mi piacciono, se ne discute.
Sono nato e cresciuto in una zona di grande produzione di vino, e con la chimica quindi si abbonda. E siccome è una zona di piccoli centri abitati, i bambini non se ne stanno chiusi in casa in locali sterili, ma per fortuna giocano ancora all'aperto. Ma se ti parlo del periodo dei trattamenti alle vigne in cui nell'aria c'è una puzza assai notevole, non te lo dico per dire, ma per raccontare una determinata situazione.
Ripeto ancora: si abbonda coi prodotti chimici, e mi domando perché. Ho assaggiato dei favolosi vini prodotti sempre in zona col metodo biodinamico, e ti assicuro che i produttori devono stare attenti a far tornare i conti come tutti quanti, e se vanno avanti vuol dire che si può fare senza fare i paladini di chissacché.
E non capisco tutto questo accanimento che si scatena tutte le volte che qualcuno si ferma un attimo per domandarsi cosa stiamo facendo e dove stiamo andando. E regolarmente in queste discussioni viene fuori il discorso dell'omeopatia che viene denigrata, e ci si appella a studi scientifici e relative pubblicazioni e si parla della solita acqua fresca. Va da sé il fatto che ci vuole l'intelligenza di capire che per certe cose sono necessari altri tipi di cura, ma questo vale in un senso e nell'altro.
Ma cosa stiamo a discutere a fare: oramai per pulire le strade i netturbini, o operatori ecologici come li si chiama adesso, usano macchinette a motore che soffiano aria invece della vecchia sana ramazza. Questo mi dà da pensare. Concludo con un aneddoto raccontatomi anni fa da uno dei curatori del Giardino di Boboli a Firenze. Ebbene, ad un certo punto le siepi di bosso che delimitano le forme geometriche degli spazi verdi di una certa parte del giardino avevano cominciato ad ingiallire, e non capivano perché. Pensa che ti ripensa, si accorsero che semplicemente era l'olio dei motori delle potatrici a motore, che in piccolissima parte veniva schizzato sulle piante provocando quell'effetto.
Stefano S.
 
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Re: biologico

Messaggioda Sandra » 15 set 2008, 20:35

Io spero solo :D
Che i vitelli allevati con metodi biologici non siano "stipati"di antibiotici , anabolizzanti , antielmintici, cortisonici e che al loro posto vengano usati probiotici o metodi di allevamento piu' "biologici"ovvero piu' vicini alla natura :D
Questo vale per tutti gli animali allevati e stressati che una volta venivano "caricati" con dosi massicce di antibiotici e che venivano macellati senza tenere presente (mancanza di controlli?)i "tempi di sospensione", ovvero il tempo che intercorre dalla somministrazione del farmaco all'utilizzo di carne o latte per l'alimentazione.
Che gli ortaggi anch'essi non stressati dalla rapida crescita in serra , contengno piu' vitamine e spero sempre che la permanenza nei frigoriferi sia accorciata con conseguente inferiore calo del tenore vitaminico dei prodotti e che gli stessi maturino al sole e non nelle scatole da imballaggio. :D
Ricordo inoltre che il mar ligure era stato trasformato in una "vasca di acqua morta" a causa degli scarichi dei prodotti tossici utilizzati nella coltivazione dei fiori.
Che nella zona dove abito i casi di cirrosi epatica causata dall'utilizzo di certi fitofarmaci e pesticidi da parte dei vivaisti grandi e piccoli , sono ancora ricordati nelle famiglie!!
Con questo non sostengo che biologico sia ottimo , sono piu' che convinta che finche' non ci saranno organi di controllo seri e certificati non si sara' sicuri e si paghera' solo di piu' :(
Concordo invece con Ettore sui bambini razzolanti per le strade e nei parchi!!Non ci sono quasi piu', appena escono é la fine!!

Spero inoltre esistano agricoltori ed allevatori , aggiungo, saggi e preparati come dice Ettore :D sarebbe gia' una conquista e spererei inoltre che la si smettesse di produrre per gettare, vero che la natura recicla ma che lavorio inutile!!
E quando ne ho voglia faccio anche qualche foto:
http://www.flickr.com/photos/43807393@N00/
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